Koizumi volerà a Washington a metà gennaio per rafforzare la cooperazione; il governo anticipa al 2025 il 2% del Pil e propone cambiamenti alle restrizioni sulle armi
L'incontro con il suo omologo Pete Hegseth segnerà la prima visita ufficiale di Koizumi a Washington da quando ha assunto l'incarico a fine ottobre. In questo modo il Giappone punta a consolidare il proprio ruolo nella sicurezza indo-pacifica, anticipando al 2025 l'obiettivo di portare la spesa per la difesa al 2% del Pil - con un bilancio supplementare che è ancora in discussione al Parlamento - ed è pronto a valutare ulteriori aumenti, sotto le indicazioni dell'amministrazione Trump, per raggiungere il 3,5%. Il governo di Tokyo sta inoltre considerando una revisione delle linee guida di attuazione dei "Tre Principi sul trasferimento di equipaggiamenti e tecnologie per la difesa", in particolare l'abolizione dei principi che limitano le esportazioni di armi per alcune categorie considerate non offensive, tra cui soccorso, trasporto e sorveglianza. L'obiettivo è consentire esportazioni di armamenti letali, come i cacciatorpedinieri, a Paesi alleati, rafforzando l'industria bellica nazionale in crisi di competitività. La svolta, tuttavia, solleva preoccupazioni tra l'opinione pubblica e i partiti di opposizione che temono come, senza adeguate garanzie, le armi giapponesi possano finire in zone di conflitto o essere trasferite a terzi, compromettendo il tradizionale impegno pacifista del Paese. Un editoriale del giornale riformista Mainichi segnala come all'interno del Partito Liberal-democratico (Ldp) guidato dalla premier Sanae Takaichi la spinta ad abolire le cinque categorie sia sempre più forte. Una dinamica che si è andata consolidando dopo la separazione con l'ex partito alleato di coalizione, il Komeito, tradizionalmente cauto sulle esportazioni di armi, e che fin qui aveva esercitato un ruolo moderatore. Attraverso la nuova alleanza con il Nippon Ishin, partito favorevole alla deregulation, il dibattito rischia di procedere senza un'analisi approfondita delle conseguenze, dice il Mainichi. Le esportazioni di armi, ad esempio, potrebbero espandersi senza il necessario dibattito pubblico né valutazioni strategiche ponderate; una svolta che metterebbe in discussione l'identità stessa del Giappone come nazione pacifista - principio sancito dall'articolo 9 della Costituzione. La revisione delle linee guida, "sebbene di competenza del Consiglio Nazionale per la Sicurezza, non può essere decisa in via esecutiva", sostiene l'editoriale. Al contrario richiederebbe un ampio consenso politico e un confronto approfondito in Parlamento, "con la posta in gioco che non può essere considerata solo strategica, ma anche identitaria".