Estero

Scontro sui combustibili fossili alla COP30 mette a rischio l'accordo

La bozza della presidenza brasiliana elimina i riferimenti alla transizione dai fossili; oltre 30 Paesi minacciano veto e i negoziati potrebbero proseguire

21 novembre 2025
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Dopo le fiamme, lo stallo. La conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP30) rischia un doppio fallimento nell'ultimo giorno ufficiale di trattativa, all'indomani dell'incendio che ha fermato i lavori per sei ore. Al centro, le tensioni sulla transizione dalle fonti fossili, su cui i Paesi produttori di petrolio rifiutano ogni discussione.

La COP30 dell'Amazzonia - la prima a tenersi dopo che gli scienziati hanno dimostrato che sarà superato il limite di 1,5 gradi di riscaldamento globale indicato dall'Accordo di Parigi - potrebbe addirittura concludersi senza un'intesa. Sarebbe la prima volta nella storia della COP, il cui percorso è iniziato proprio in Brasile, con il Summit della Terra di Rio del 1992. Oppure si potrebbe arrivare a un accordo al ribasso. La trattativa con sempre più probabilità continuerà oltre la scadenza ufficiale, come successo nei summit precedenti.

Il commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, ha parlato addirittura di "uno scenario di mancato accordo", dopo la pubblicazione di nuove bozze da parte della presidenza brasiliana. Dal testo è scomparso ogni riferimento alla tabella di marcia per la transizione dai combustibili fossili, appoggiata da oltre 80 Paesi e oggetto di una proposta dell'Ue.

È sparito addirittura il termine "fonti fossili", sotto le pressioni di Russia, India e Arabia Saudita, secondo la ministra dell'ambiente francese, Monique Barbut. Si tratta di un'assenza inaccettabile per oltre 30 Paesi - tra cui la Svizzera, nazioni ricche, economie emergenti e piccoli Stati insulari - che, in una lettera, minacciano di porre il veto. "Non possiamo sostenere un testo che non includa una tabella di marcia per una transizione giusta, ordinata ed equa verso l'abbandono dei combustibili fossili", hanno scritto.

Per l'Italia, Pichetto chiede di "dare un vero segnale politico" della volontà di andare avanti lungo la strada tracciata a Dubai. Il riferimento è alla COP28, quando per la prima volta è stata introdotta nell'accordo la transizione dalle fonti fossili, un riferimento poi sparito nel documento dell'anno successivo, a Baku.

L'ipotesi di un fallimento totale appare comunque agli analisti poco probabile: lo stesso Hoekstra ha assicurato che farà "il massimo possibile" per trovare un compromesso, mentre la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, al G20 di Johannesburg ha sottolineato di "non combattere i combustibili fossili, ma le emissioni dei combustibili fossili".

Dell'accordo ambizioso voluto dal presidente Lula non c'è traccia nella bozza attuale, ma un testo tanto timido potrebbe far parte di una strategia del Brasile per rilanciare la trattativa, partendo da una base volutamente minima. "La presidenza punta a vedere se ci sarà una reazione abbastanza forte per poter inserire impegni più incisivi", osserva il direttore del think tank Ecco, Luca Bergamaschi.

Di fronte alle proteste, la trattativa riparte subito con gruppi di lavoro impegnati sui nodi più controversi. Intanto la Colombia ottiene nuovi consensi sulla proposta di una conferenza internazionale sull'uscita dalle fonti fossili, che si terrà in aprile nel Paese: i sostenitori sono circa 40, tra cui i principali Paesi europei (Italia esclusa) e anche stati produttori come il Messico. E il G20 che sta per cominciare in Sudafrica potrebbe raccogliere il testimone dal Brasile nella lotta contro la crisi climatica e le disuguaglianze, come suggerisce un appello scritto dai presidenti Lula e Ramaphosa insieme al primo ministro spagnolo Sánchez sul Financial Times.

Nel riaprire le trattative, il presidente della COP, André Corrêa do Lago, ha rivolto un appello a lavorare con lo spirito mostrato durante l'incendio e l'evacuazione della conferenza: "Di fronte alle crisi dobbiamo unire le forze e rispondere insieme".