sudamerica

Trump-Maduro, prove di dialogo

Apertura da parte della Casa Bianca. Il presidente venezuelano: ‘Pronto a un incontro’

Ritratto di Maduro in piazza
(Keystone)
18 novembre 2025
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Dopo aver ordinato il dispiegamento della più imponente flotta da guerra mai vista nelle acque dell'America Latina per combattere il narcoterrorismo, e dopo aver minacciato a più riprese un intervento diretto contro il governo venezuelano Nicolas Maduro, indiziato come il principale responsabile del traffico di droga dai Caraibi verso gli Usa, Donald Trump ha aperto adesso uno spiraglio per il dialogo. "Il Venezuela vuole parlare con noi e io potrei farlo, parlo con tutti", sono state le sue parole prima di salire a bordo dell'Air Force One verso Mar a Lago.

L'inattesa apertura della Casa Bianca è stata colta al volo dal leader chavista che, a scanso di equivoci, nelle ultime settimane aveva mobilitato centinaia di migliaia di soldati, agenti e membri delle milizie civili in tutto il territorio nazionale. "Sono disposto a un faccia a faccia, il dialogo è la via per la ricerca della verità e della pace", ha detto Maduro, sottolineando quindi che quella della diplomazia è stata fin dall'inizio la "posizione incrollabile" della sua amministrazione.

Possibile marcia indietro

Eppure le dichiarazioni di Trump, come sanno bene a Caracas, sono più volatili dell'inflazione locale. "Non escludo nulla", ha di fatto risposto il tycoon alla successiva domanda che gli chiedeva se quindi scartava l'ipotesi di un intervento delle truppe Usa in territorio venezuelano. E il leader chavista ha ribattuto a sua volta che "un attacco militare sarebbe la fine politica di Trump".

KeystoneMaduro mostra le rotte del narcotraffico

Tra le precauzioni adottate da Maduro in caso di attacco Usa, oltre alla messa a punto di una "implacabile" guerra di guerriglia, ci sarebbe anche, secondo fonti di intelligence, la commessa fatta a Mosca di droni di fabbricazione russa di tipo fpv. E l'atterraggio a fine ottobre a Caracas di un aereo da trasporto Ilyushin Il-76 della compagnia ombra del gruppo Wagner, Aviacon Zitotrans, proveniente dall'Africa Occidentale, confermerebbe - secondo gli esperti - i sospetti di nuovi rifornimenti militari già in corso.

Il Messico prova a fare da paciere

L'apertura di Trump era già stata salutata con favore anche dalla presidente del Messico, Claudia Sheinbaum. "Speriamo che Washington e Caracas possano avviare una trattativa. Il nostro è un Paese che sostiene sempre la risoluzione pacifica dei conflitti, non siamo favorevoli alle invasioni. Il Messico contribuirà in ogni modo possibile. Dobbiamo cercare la pace", aveva detto la leader progressista messicana nella sua abituale conferenza stampa mattutina. Ignara che la macchina da guerra Usa, secondo Trump, potrebbe adesso dirigersi anche contro il suo Paese. Ai reporter che gli chiedevano se lancerebbe attacchi contro il Messico per fermare il traffico di droga il presidente Usa ha risposto che per lui l'ipotesi "è ok, va bene". "Non sono affatto contento con il Messico", ha aggiunto.

KeystonePiazza pro Maduro