Estero

Pressing su Starmer dopo le scuse della BBC a Trump

14 novembre 2025
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Resa dei conti o appeasement? È il dilemma che si apre sulla vicenda dello scontro fra il presidente americano Donald Trump e la BBC britannica dopo la risposta ufficiale con cui nelle scorse ore l'emittente ha formalizzato le sue scuse all'uomo più potente del pianeta per aver diffuso una versione artefatta del suo discorso del 6 gennaio 2021, ma ha negato un intento diffamatorio: respingendone quindi le pretese di compensazione.

Una strategia che fa montare ora la pressione sul governo laburista moderato di Keir Starmer a Londra. Dove il leader dell'opposizione liberaldemocratica, Ed Davey, voce critica di Trump, ha sfidato il premier in una lettera aperta a mostrare orgoglio e a compiere finalmente un intervento pubblico sul grande partner d'oltre oceano per sollecitargli la revoca della causa legale da ben un miliardo di dollari nei confronti del servizio pubblico del Regno: minacciata ad horas di fronte alla giustizia della Florida in assenza di una ritrattazione senza riserve accompagnata dalla disponibilità a riparazioni anche economiche.

Ultimatum che nelle parole di Davey sembra mirare sulla carta a strangolare "un'istituzione nazionale" come la BBC. E che resta teoricamente in piedi, mentre la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, non esita a liquidare la tv di Stato del più stretto degli alleati alla stregua di "una macchina di propaganda di sinistra sfortunatamente pagata dai contribuenti britannici".

La richiesta di un mea culpa formale ha trovato in effetti solo una mezza soddisfazione nella lettera inviata del presidente del cda della BBC, Samir Shah, direttamente a Trump, e in una seconda missiva trasmessa dai legali dell'azienda a quelli del presidente-magnate. Comunicazioni in cui si riconosce, facendo ammenda, che il discorso del 2021 è stato montato l'anno passato dal programma Panorama attraverso la cucitura di due passaggi separati, rafforzando "erroneamente" la sensazione di un'incitazione esplicita all'assalto di Capitol Hill; ma si rivendica un errore compiuto "inavvertitamente" e senza dolo: a giustificazione del rifiuto di cedere sulle compensazioni e dell'intenzione di contestare "con fermezza" la querela miliardaria per diffamazione minacciata da Trump in tribunale, laddove fosse portata avanti.

Querela sulle cui prospettive di successo diversi esperti dubitano, ma destinata - se non disinnescata - a proiettare ombre almeno ipotetiche di bancarotta sulla BBC, nonché a gettare benzina sul fuoco delle polemiche sulla sua imparzialità o sulle sue presunte predilezioni liberal. Non senza creare imbarazzi tanto alla storica e sempre sbandierata 'special relationship' fra Washington e Londra, quanto al rapporto positivo costruito da Starmer con Trump al di là delle differenze politiche di partenza.

A difendere il buon nome della 'Beeb', e a denunciare le cospirazioni imputate alle destre contro di essa, il premier lascia così per ora una figura di contorno come la ministra della Cultura e dei Media, Lisa Nandy. Mentre il rampante titolare della Sanità, Wes Streeting, indicato dai giornali quale potenziale concorrente futuro alla traballante leadership di sir Keir, e portabandiera di una svolta ancor più moderata del Labour, preferisce occhieggiare verso la Casa Bianca: "Amo la BBC - il suo gelido commento dai microfoni di Lbc -, ma in questa fase credo che non si stia coprendo di gloria. E che abbia smarrito il cammino".