Estero

Kiev, "Mosca chiama 12 mila operai nordcoreani per droni Shahed"

14 novembre 2025
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Entro la fine del 2025, la Russia prevede di importare dalla Corea del Nord circa 12'000 operai specialisti nell'assemblaggio dei droni d'attacco Shahed-Geran, per farli lavorare presso aziende nella zona economica speciale russa di Alabuga, in Tatarstan, dove sono prodotti i droni, di brevetto iraniano, che vengono lanciati ogni notte a decine o centinaia sul territorio ucraino. Lo scrive l'Ukrainska Pravda, citando una fonte dell'intelligence della Difesa di Kiev.

"Per discutere i dettagli dell'acquisto di manodopera, a fine ottobre si è tenuto un incontro presso il Ministero degli Esteri russo tra funzionari locali e rappresentanti dell'azienda nordcoreana Jihyang Technology Trade Company, responsabile dell'approvvigionamento e della selezione dei lavoratori nordcoreani", si legge nella rivelazione, secondo la quale la Russia promette di pagare i lavoratori nordcoreani circa 2,5 dollari all'ora con turni di almeno 12 ore.

Un passo che indica un approfondimento della cooperazione strategica tra le due dittature "per proseguire la loro guerra di aggressione contro l'Ucraina", sottolinea la fonte, citata dal giornale online ucraino.

Nel frattempo, almeno due persone sono morte e altre sette sono state ferite in un attacco con un drone russo a un mercato di Chornomorsk, nella regione ucraina meridionale di Odessa, ha annunciato venerdì il governatore regionale. "Alcuni dei feriti sono in gravi condizioni", ha dichiarato il governatore Oleg Kiper su Telegram, denunciando l'attacco "cinico", che ha danneggiato anche una piazza, negozi e auto.

Dal canto suo, il ministero della Difesa russo ha rivendicato la conquista di altri due villaggi in Ucraina: Orestopil, nella regione di Dnipropetrovsk, e Rog, a sud della città di Pokrovsk nella regione di Donetsk.

Nel frattempo, la Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) è "al fianco del Corriere della Sera per la scelta, giusta e coraggiosa, di non pubblicare l'intervista con Serghiei Lavrov. È intollerabile il tentativo di assoggettare un quotidiano italiano ai criteri della Russia sulla libertà di informazione, Paese in cui i diritti dei giornalisti sono stati cancellati".

La Fnsi - si legge in una nota - "è accanto al Corriere della Sera e alla redazione che hanno saputo dimostrare come l'informazione in Italia non potrà mai diventare propaganda e megafono".