All'indomani dell'esplosione che ha ucciso a Delhi tredici persone davanti alla fermata della metropolitana Lal Qila, quella del famoso Forte Rosso, la polizia segue la pista dell'attacco kamikaze.
Finora non è arrivata nessuna rivendicazione da gruppi o formazione terroristici ma, secondo gli inquirenti indiani, lo scoppio mortale della Hyundai i20, che ha travolto in una bolla di fuoco altre sei auto e tre risciò, non è frutto di un incidente o di una tragica casualità. Come era emerso subito dopo l'attentato dalle parole del ministro agli Interni Amit Shah, che durante un sopralluogo sul posto aveva detto di "non escludere alcuna ipotesi".
Il cerchio degli inquirenti, mentre restano ancora da identificare alcune delle vittime, si stringe: attraverso l'atto di proprietà dell'auto, il presunto kamikaze è stato identificato dalla Cellula Speciale della National Investigation Agency, responsabile dell'indagine, come Umar Un Nabi Mohammed, un "insospettabile" medico trentaseienne di origine kashmira, che lavorava in una clinica di Faridabad, città satellite della capitale indiana.
Gli agenti hanno svelato che il medico era associato alla formazione terroristica clandestina definita "rete dei colletti bianchi", che si stava organizzando a Faridabad. La stessa alla quale appartenevano gli altri due medici di origine kashmira, arrestati poche ore prima dell'esplosione in una maxi operazione di intelligence: erano stati trovati in possesso di 2.900 chilogrammi di nitrato d'ammonio, sostanza chimica utilizzata per realizzare esplosivi.
Secondo la polizia, erano legati a Jaish-e-Mohammed, il gruppo islamico basato in Pakistan e al jihadista Ansar Ghazwat-ul-Hind, ramo di Al-Qaeda, entrambi fuorilegge in India. Non ci sono prove ufficiali, ma l'ipotesi della "rete dei colletti bianchi" è stata sposata dallo stesso premier Modi che parlando della strage l'ha definita "una cospirazione".
Il passaggio che confermerà definitivamente i sospetti sarà il risultato dell'esame del Dna: la polizia del Kashmir ha infatti raggiunto la madre e il fratello del presunto attentatore e li ha sottoposti ai test. A complicare la situazione è arrivato oggi l'attentato "gemello" a Islamabad, con l'immediato ping-pong verbale tra India e Pakistan, che si accusano a vicenda di sostenere e fiancheggiare il terrorismo. E con il portavoce del ministero degli Esteri di Delhi Randhir Jaiswal che ha definito "ovviamente delirante" la leadership pachistana.