Cofondatrice del collettivo Mães de Manguinhos, ritirerà il premio a Ginevra; il dossier denuncia violenze e razzismo nelle forze dell'ordine
Ana Paula Gomes de Oliveira è la vincitrice del trentunesimo Premio Martin Ennals 2025, il cosiddetto Premio Nobel per i diritti umani. L'attivista afro-brasiliana ritirerà il riconoscimento a Ginevra, come annuncia oggi in una nota l'omonima fondazione.
La signora Gomes de Oliveira è cofondatrice del collettivo "Mães de Manguinhos" (Le madri di Manguinhos, una favela di Rio de Janeiro), creato in seguito alla morte di suo figlio diciannovenne Johnatha nel 2014, colpito alla schiena da un poliziotto militare in una favela mentre tornava a casa dopo essere stato dalla sua fidanzatina. "Ha fatto tanto, dopo aver perso tanto", ha commentato il presidente della giuria Hans Thoolen, citato nel comunicato.
"La violenza razzista che imperversa nelle strade brasiliane merita tutta l'attenzione del Governo locale e della comunità internazionale", ha aggiunto.
L'intervento della polizia contro i narcotrafficanti, che provoca spesso decine di vittime, suscita regolarmente il rimprovero delle Nazioni Unite.
Ogni anno infatti circa 6'000 omicidi nel Paese vengono attribuiti alle forze dell'ordine. Gli uomini di discendenza africana sono inoltre più a rischio di essere uccisi dalla polizia, tanto che, secondo un dato del 2023, rappresentano l'83% delle vittime.
Questo collettivo è dunque un fronte di resistenza contro le violenze delle autorità, ma anche una rete di sostegno e solidarietà tra donne, perlopiù afro-brasiliane. "Dal momento che nasciamo nere nelle favelas, diventiamo l'obiettivo di un sistema razzista", ha dichiarato Gomes de Oliveira. "Ho l'impressione che una parte di me sia morta assieme a mio figlio. Grazie alla mia lotta ho trovato un modo per continuare a svolgere il mio ruolo di madre. Se smettessi, morirei", ha spiegato.
Il premio viene assegnato ogni anno da dieci organizzazioni non governative riunite a Ginevra ed è sostenuto dalla Città stessa. Quest'anno, oltre alla vincitrice, sono state ricompensate pure altre due finaliste, la studentessa ugandese Aloikin Praise Opoloje simbolo della lotta contro la corruzione, le ingiustizie sociali e le violazioni dei diritti umani, e la militante per i diritti umani tunisina Saadia Mosbah.