Estero

Gb: "il Qatar fece spiare l'accusatrice del procuratore Cpi"

7 novembre 2025
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

La donna che ha accusato di abusi sessuali il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) Karim Khan, avvocato britannico ed esperto di diritto internazionale di chiara fama noto soprattutto per aver ottenuto l'anno scorso il mandato d'arresto nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e contro l'umanità nel conflitto a Gaza, è stata spiata da due società londinesi per conto del Qatar.

A rivelarlo un'inchiesta giornalistica del Guardian, secondo cui l'operazione condotta dalla Highgate, azienda di consulenza strategica con sede nel centralissimo quartiere di Mayfair, tramite l'agenzia investigativa privata Elicius Intelligence, puntava a scovare ipotetici legami tra l'accusatrice, una legale trentenne a lungo stretta collaboratrice di Khan, e lo Stato ebraico, senza però trovarne traccia.

Per il quotidiano britannico la ricerca di informazioni sensibili è stata commissionata da un'unità diplomatica di alto livello all'interno del Paese del Golfo, con l'obiettivo di far emergere prove tali da minare la credibilità della donna e le accuse di abusi da lei mosse contro il procuratore. Accuse sempre negate da Khan che aveva comunque deciso di autosospendersi lo scorso maggio in attesa di conoscere l'esito della procedura d'inchiesta sulla sua condotta avviata da parte dell'Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi interni (Oios), su richiesta dell'organo direttivo della Cpi. La presunta vittima del magistrato, intervistata dal Guardian, ha dichiarato di essere rimasta sconvolta dall'operazione "inquietante" avviata nei suoi confronti, nella quale sarebbero stati passati al setaccio documenti personali, suoi e dei suoi familiari, dettagli sugli spostamenti in aereo, e perfino password di account su internet ricavate dal dark web. "L'idea che società di intelligence private abbiano ricevuto l'ordine di prendermi di mira è tanto incomprensibile quanto devastante", ha aggiunto la donna, di cui non si conosce l'identità. Mentre la Highgate ha confermato di aver lavorato a un'operazione legata alla Cpi ma sottolineato di non aver "agito contro alcun individuo" e nemmeno su commissione del "governo del Qatar".

Allo stesso tempo, il Guardian non ha trovato prove di un coinvolgimento personale di Khan nell'azione condotta contro la sua accusatrice, sebbene si sia parlato di un incontro tra rappresentanti di Highgate e del procuratore britannico. Questo caso si aggiunge a una vicenda che aveva già complesse ricadute a livello internazionale. La decisione di spiccare i mandati contro i vertici del governo israeliano (oltre che contro i leader di Hamas) ha reso sia Khan che la Cpi un bersaglio per lo Stato ebraico e anche gli Usa di Donald Trump, ricorsi alle sanzioni contro il procuratore e altri membri della corte dell'Aia. Mentre sempre il Guardian nel 2024 aveva rivelato, in collaborazione con due siti di news israeliani, +972 Magazine e Local Call, una vera e propria "guerra segreta" condotta negli anni dallo Stato ebraico contro la Cpi. Nel monitoraggio sistematico avviato nei confronti dei magistrati, l'allora capo del Mossad, Yossi Cohen, era arrivato a minacciare, in alcuni incontri segreti, i membri della corte nel tentativo di evitare un'indagine sui crimini di guerra imputati a Israele.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali