Gli Stati Uniti puntano a 20mila soldati a Gaza, la bozza all'Onu

Alle Nazioni Unite si cerca di delineare il futuro di Gaza in una bozza di risoluzione proposta dagli Usa sulla base del piano Trump, che dovrebbe essere votata nei prossimi giorni dal Consiglio di sicurezza e che punta a definire la Forza di stabilizzazione internazionale con il compito di disarmare di Hamas: il testo, secondo la Reuters, prevede il via libera al Board of Peace come amministrazione transitoria della Striscia e al dispiegamento di 20 mila soldati, autorizzati a "usare tutte le misure necessarie", ovvero anche l'uso della forza, per portare a termine il mandato.
Gli Stati Uniti hanno consegnato il testo anche ai membri non permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e ad alcuni Paesi arabi: stando al documento visionato da Reuters e dal media Israel Hayom, la Forza di stabilizzazione collaborerà per la sicurezza delle aree di confine con Israele ed Egitto e con una "nuova forza di polizia palestinese addestrata e selezionata", con l'obiettivo di "smilitarizzare la Striscia", distruggere "le infrastrutture militari, terroristiche e offensive" e "impedirne la ricostituzione", nonché di disarmare in modo permanente "i gruppi armati non statali", come Hamas.
KeystoneIl cratere lasciato da una bombaSecondo Israel Hayom, inoltre, la bozza prevede di affidare alle Nazioni Unite, Croce Rossa e Mezzaluna Rossa l'assistenza alla Striscia, ma non cita l'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, accusata da Israele di complicità con Hamas: "Qualsiasi organizzazione che abbia fatto un uso improprio dell'assistenza sarà considerata non idonea, né ora né in futuro", recita l'articolo 3 che di fatto esclude l'Unrwa dal futuro di Gaza.
Ma mentre per Gaza la parola è ora alla diplomazia, una nuova escalation si affaccia sul fronte nord di Israele. Dopo ripetuti avvisi di evacuazione ai residenti di cinque località nel sud del Libano (Taybeh, Tayr Debba, Aita al-Jabal, Zawtar al-Sharqiyah e Kfar Dounine), l'Idf ha lanciato altrettanti raid contro "le infrastrutture militari terroristiche di Hezbollah", accusato di volersi riarmare e "ricostruire le sue attività nella zona". In precedenza, un drone israeliano aveva attaccato "un'infrastruttura terroristica" di Hezbollah anche nella regione di Tiro, dove si registra una vittima. Dal canto suo la milizia libanese filo-iraniana rifiuta il disarmo e, anzi, rivendica "il diritto legittimo di difendersi da un nemico che impone la guerra al nostro Paese e non cessa i suoi attacchi".
Il Partito di Dio respinge quindi "qualsiasi negoziato politico" tra Libano e Israele, promosso dagli Stati Uniti e sostenuto dal presidente libanese Joseph Aoun. "I negoziati non servono l'interesse nazionale e minacciano l'entità libanese e la sua sovranità", ha scritto il movimento ad Aoun, al premier Nawaf Salam e al presidente del parlamento Nabih Berri. Alla luce delle nuove tensioni, diverse scuole rimarranno chiuse venerdì nelle città di Tiro e Nabatieh.
KeystoneLe macerieDall'accordo di cessate il fuoco raggiunto un anno fa, Israele e Hezbollah si sono regolarmente accusati di violarlo. "Israele non permetterà a Hezbollah di ripristinare la sua forza militare" e "continuerà a difendere tutti i suoi confini", ha spiegato la portavoce del governo Netanyahu, Shosh Bedrosian, in un briefing, mentre il premier ha convocato un gabinetto di sicurezza.
Lo Stato ebraico è intenzionato a proteggere anche i suoi confini meridionali. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato "zona militare chiusa" l'area a ridosso del confine tra Israele ed Egitto dove - è l'accusa - si contrabbandano armi con l'uso di droni per "riarmare i nostri nemici" a Gaza.
Sul fronte nord orientale, invece, secondo la Reuters, gli Stati Uniti si stanno preparando a stabilire una presenza militare in una base vicino a Damasco per contribuire a rendere operativo un patto di sicurezza che Washington sta mediando tra Siria e Israele. Fonti siriane citate dai media locali spiegano che la visita di lunedì prossimo del leader siriano Ahmad Sharaa alla Casa Bianca ha l'obiettivo di formalizzare proprio l'espansione militare americana in Siria.