Elta aveva previsto la chiusura di 204 uffici, poi ha rinviato 158 sedi; governo assicura servizio ma autorità locali denunciano perdita di servizi essenziali
A partire da oggi, 46 uffici delle Poste elleniche (Elta) chiuderanno i battenti, nell'ambito di un programma di ristrutturazione della rete postale nazionale che sta suscitando vive polemiche in Grecia.
Inizialmente, lo scorso venerdì l'azienda di proprietà statale Elta aveva annunciato che avrebbe posto i lucchetti a 204 uffici (circa la metà dei 456 presenti nel Paese), ma a seguito delle proteste dei cittadini ha rinviato, di tre mesi, la chiusura di 158 sedi delle poste, in attesa di valutare possibili interventi alternativi. Lo riporta l'emittente statale Ert.
La decisione di ristrutturare, per motivi economici, la rete postale nazionale ha suscitato l'inquietudine di molte comunità locali, preoccupate all'idea di rimanere senza un ufficio facilmente raggiungibile, come nell'isola di Rodi, dove è rimasta aperta solo la sede principale delle poste, nel capoluogo dell'isola.
Secondo Elta, gli uffici a cui verranno chiusi i battenti hanno "un'attività commerciale minima", ma l'Unione dei comuni della Grecia ha protestato contro l'iniziativa, denunciando in un comunicato che la chiusura "priverà di servizi essenziali vaste aree ad alta densità di popolazione e con un'importante attività economica".
Durante il consueto incontro con i redattori politici, il portavoce del governo ellenico, Pavlos Marinakis, ha rassicurato: "In tutta la Grecia, il servizio delle poste verrà garantito a ogni cittadino e pensionato". Marinakis ha spiegato che l'amministrazione dell'Elta si è decisa ad apporre i lucchetti per motivi di bilancio e in ragione del fatto che i tempi sono cambiati. "Il 90% delle consegne postali viene ormai effettuato a domicilio", ha dichiarato, mentre le sedi delle poste poco utilizzate "hanno perdite, in media, di circa 150mila euro all'anno".
La decisione presa dall'Elta sarà discussa questo pomeriggio nella commissione parlamentare per gli Affari economici, su richiesta dei partiti di opposizione che si sono detti fortemente contrari all'iniziativa. Secondo i socialisti del Pasok, la mossa "minaccia la coesione sociale" e "solleva seri interrogativi sul rispetto degli obblighi di servizio universale".