Estero

Ungheria: Orban da Salvini, "Blocco anti-Kiev contro l'UE suicida"

28 ottobre 2025
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Un blocco anti Ucraina al Consiglio europeo. Una trincea anti UE al parlamento europeo e nelle capitali del Vecchio Continente. Il premier ungherese Viktor Orban riparte da Roma per alzare il tiro nella sua campagna contro Bruxelles. L'obiettivo finale del leader magiaro resta interno, vincere le elezioni ungheresi il prossimo aprile.

La sua strategia, tuttavia, ha il fulcro nella politica estera e Orban vuole sfruttare al massimo l'ancora crescente onda sovranista e l'arrivo, a Praga, del nazionalista Andrej Babis. Con lui e con lo slovacco Robert Fico Budapest vuole allargare il suo potere di veto sul sostegno dell'UE all'Ucraina, ridando slancio al gruppo denominato Visegrad, all'interno del quale il polacco Donald Tusk appare sempre più isolato.

Se ieri con la premier italiana Giorgia Meloni era stato soprattutto il dossier competitività ad essere sul tavolo, nell'incontro tra Orban e il vicepremier Matteo Salvini si è parlato, più in generale, della battaglia comune in Europa. Entrambi sono parte dei Patrioti ed entrambi, sulla Russia, da tempo fanno il controcanto a Bruxelles.

"Sono stati affrontati altri temi come la pace, la dura critica al Green Deal (il Patto verde europeo, un insieme di iniziative politiche proposte dalla Commissione con l'obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050) e alle politiche suicide dell'Unione europea", ha riferito la squadra di Salvini parlando di un incontro "affettuoso", durato un'ora.

"Siamo uniti nel nostro impegno a difendere le nostre nazioni e a costruire un'Europa forte di Stati sovrani", ha dal canto suo sottolineato, sulla rete sociale X, il primo ministro ungherese. Parole che hanno nuovamente innescato il distinguo del vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani. "La linea in politica estera dell'Italia la esprime il presidente del Consiglio (Meloni) e la esprime il ministro degli esteri. Le altre posizioni sono posizioni individuali, ma la linea politica del governo è chiara", ha sottolineato Tajani dalla Mauritania, ribadendo come "noi stiamo con Kiev".

Eppure, a tarda sera, ospite del canale televisivo italiano privato Rete 4, Orban è tornato a calcare la mano. "L'UE si è mostrata incapace di impedire la guerra" in Ucraina, ha spiegato il premier magiaro dribblando, nel corso di un'intervista, i punti in cui la sua visione e quella di Meloni divergono. "Con lei siamo d'accordo sulle grandi questioni, vogliamo dare più potere ai governi nazionali", ha aggiunto Orban.

La visita del leader ungherese a Roma ha fatto rumore in ogni aspetto. Nella mattinata il suo consigliere politico, Balazs Orban, si era scagliato contro l'intervista pubblicata ieri dal quotidiano romano La Repubblica, bollandola come "manipolazione politica" volta a "screditare l'Ungheria". Secondo Budapest il quotidiano avrebbe "deliberatamente distorto" le parole di Orban sulle sanzioni messe in campo dal suo alleato statunitense Donald Trump.

"Repubblica non prende lezioni di giornalismo dal consigliere politico di Orban. A maggior ragione di fronte a immagini e dichiarazioni in video del leader ungherese che confermano quanto riportato sul sito per tutta la giornata di ieri e nell'edizione cartacea", è stata replica della direzione del giornale. "Grave l'attacco del governo ungherese a La Repubblica, mi aspetto che Giorgia Meloni difenda il quotidiano", ha incalzato la segretaria del Partito democratico (Pd, di centro-sinistra) Elly Schlein.

Il ruolo di Orban, da qui ai prossimi mesi, è destinato ad essere più ingombrante in Europa. L'arrivo di Babis alla testa di Praga prima del Consiglio europeo di dicembre rafforzerebbe la trincea dei Visegrad 3, con Bratislava e la stessa Budapest.

Ma la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sull'uso degli asset russi, non cederà. "Lo strumento è legalmente valido", ha ribadito mentre il segretario generale della Nato Mark Rutte, incontrando il premier belga Bart De Wever - primo oppositore dell'uso dei beni russi - gli ha ricordato, non a caso, l'importanza del sostegno all'Ucraina. La sfida è aperta. Toccherà all'esecutivo comunitario trovare l'escamotage per aggirare l'unanimità e non lasciare l'Ucraina senza risorse.