Estero

Brasile, alla Cop30 si parli anche di fame e povertà

24 ottobre 2025
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La lotta ai cambiamenti climatici deve andare di pari passo con quella alla fame e alla povertà. Deve mettere al centro le persone che vivono le foreste dell'Amazzonia e dare loro la possibilità di uno sviluppo sostenibile. E' uno dei messaggi centrali della Dichiarazione di Belem, il documento che la presidenza brasiliana della Cop30 sta preparando per i leader che si riuniranno al vertice del 6 e 7 novembre nella capitale del Pará, una delle principali porte dell'Amazzonia brasiliana.

Un'iniziativa che approfondisce lo scopo dei lavori della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici e lo lega ad uno dei cavalli di battaglia del G20 guidato dal presidente Luiz Inacio Lula da Silva dello scorso anno, andando oltre la Dichiarazione di Parigi.

Non a caso il leader progressista ha insistito per portare a Belem i capi di Stato e di Governo. L'idea è mostrare al mondo che le foreste pluviali non sono luoghi asettici, ma territori abitati da gente che vive e lavora, e che cerca fonti di sostentamento, offrendo al tempo stesso possibili soluzioni per preservare i polmoni della Terra. Per questo motivo - indica la Dichiarazione - occorre un cambio di paradigma nell'affrontare il dossier e un impegno finanziario, che responsabilizzi maggiormente i Paesi più ricchi, che hanno seguito modelli da archiviare. Lo sforzo è quello concordato alla COP29 di Baku, per mobilitare almeno 300 miliardi di dollari all'anno entro il 2035, con i Paesi sviluppati in prima linea. E nell'ambito di uno sforzo collettivo, con finanziamenti pubblici e privati, per raggiungere complessivamente un totale di almeno 1,3 trilioni di dollari all'anno entro il 2035.

"Affrontare la distribuzione ineguale degli impatti climatici richiede un cambiamento fondamentale nel nostro approccio all'azione", si legge nella bozza del documento su cui proseguono i lavori degli sherpa. E proprio a Belem è possibile testimoniare in presa diretta come gli agricoltori di açaí e di palmeti per l'olio di den den a conduzione familiare, i pescatori, i pastori, le popolazioni indigene e le comunità locali - tra i più vulnerabili al surriscaldamento - possano al tempo stesso rappresentare bastioni per la sostenibilità dei sistemi alimentari, per l'uso dell'acqua, la gestione degli ecosistemi, lo sviluppo economico e la stabilità sociale. Dei veri e propri baluardi ma solo se adeguatamente sostenuti da investimenti, accesso ai finanziamenti e politiche mirate.

D'altra parte - viene fatto rilevare - "non esiste un modo duraturo per combattere la deforestazione senza promuovere uno sviluppo sociale ed economico, con mezzi di sussistenza alternativi per le popolazioni che vivono in queste regioni". Proprio per questo scopo viene promosso il sostegno allo sviluppo del Fondo per la conservazione delle foreste tropicali (TFFF) e incoraggiati fondi e strumenti "per realizzare progetti" mirati a "persone, natura e clima". Entro il 2030 - avverte la Dichiarazione - quasi il 60% della popolazione in condizioni di estrema povertà, ovvero circa 435 milioni, vivrà in economie colpite da conflitti e instabilità. Ma forse la Dichiarazione di Belem può fare la differenza.

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