La pubblicazione di Nobody's Girl riporta dettagli di abusi e rilancia polemiche su Royal Lodge e sulle spese pagate dai contribuenti
Non accenna a spegnersi neppure dopo la rinuncia obbligata al titolo di duca di York - imposta da re Carlo III e, secondo le ricostruzioni mediatiche, dall'erede al trono William - l'ondata di dettagli ulteriori, diffusi a scoppio ritardato, su anni di scandali legati alla figura del principe Andrea, a cominciare dalle vergognose frequentazioni con il defunto faccendiere-pedofilo americano Jeffrey Epstein.
Ad alimentarle è soprattutto la pubblicazione postuma integrale delle memorie scritte da una delle vittime del giro di ragazze sfruttate dal finanziere, Virginia Giuffre, morta suicida qualche mese fa, che a suo tempo aveva già accusato il principe di aver abusato sessualmente di lei almeno tre volte in altrettante proprietà di Epstein.
Il volume, intitolato Nobody's Girl e messo a disposizione dei media in forma integrale nei giorni scorsi per le recensioni del weekend, è da oggi in vendita al pubblico nelle librerie.
Nel frattempo sui giornali dell'isola torna a montare la polemica pure su altre vicende imbarazzanti imputate al terzogenito (e un tempo figlio prediletto) della regina Elisabetta II, nonché fratello minore del sovrano attuale. In particolare, si parla del lussuoso alloggio di Royal Lodge, nel complesso adiacente al castello di Windsor, dove il principe continua a vivere con l'ex moglie (e ormai ex duchessa) Sarah Ferguson dopo essere stato escluso già cinque anni fa da ogni ruolo pubblico di rappresentanza della monarchia. Si tratta di un alloggio da cui re Carlo ha ripetutamente cercato di 'sfrattarlo' negli ultimi anni, per spostarlo in una dimora meno costosa, ma finora invano.
Gli appelli a costringerlo ad andarsene altrove, se non in esilio, si moltiplicano fra i commentatori e nel mondo politico, incluso Robert Jenrick, ministro ombra dei conservatori, tradizionalmente ultramonarchici. Tanto più alla luce di nuovi documenti rintracciati dalla stampa, secondo i quali Andrea avrebbe smesso di versare dal 2003 qualsiasi contributo di tasca propria per la residenza, lasciando coprire le ingenti spese direttamente dal denaro dei contribuenti.