La Corte dell'Aja afferma l'obbligo giuridico per Budapest; Bruxelles parla di sanzioni sui beni e si valutano le rotte aeree coinvolte
La scelta di Budapest come sede del prossimo vertice fra Donald Trump e Vladimir Putin rappresenta l'ennesimo ceffone alla Corte Penale dell'Aja e al diritto internazionale, in pieno stile MAGA.
Sullo sfondo, sornione, c'è il premier ungherese Viktor Orban, da tempo nel mirino della Commissione Ue per le violazioni allo Stato di diritto e che ora può sfoggiare l'indiretto endorsement della Casa Bianca.
"Sono felice di non essere coinvolto nella gestione della rotta di Putin", ha commentato una fonte diplomatica lontana geograficamente dalle possibili vie d'ingresso del presidente russo nell'Ue. "È chiaro - ha proseguito - che si porrà un tema di permessi". E qui i problemi sono due. Da un lato c'è la questione delle sanzioni imposte dall'Ue a Putin, dall'altro quello del mandato di arresto spiccato dalla Cpi.
Per quanto riguarda le sanzioni, a Bruxelles si precisa che riguardano principalmente il congelamento dei beni e non le restrizioni di viaggio (peraltro la questione si pose anche per il ministro degli Esteri Serghei Lavrov che volò a Malta per la riunione dell'Osce). "L'incontro non è stato confermato e non commenteremo gli scenari ipotetici, ma se dovesse accadere di fatto, non ci sono divieti di viaggio di per sé", ha detto la portavoce della Commissione Anitta Hipper.
La Corte dell'Aja è stata invece cristallina. Budapest, ha dichiarato all'ANSA un portavoce della Cpi, "ha l'obbligo giuridico e la responsabilità" di eseguire l'arresto. E il motivo è duplice. Il recesso dallo Statuto di Roma ha effetto un anno dopo il deposito della notifica presso il Segretario generale delle Nazioni Unite.
Tradotto, per l'Ungheria il recesso sarà effettivo solo nel giugno del 2026. Allo stesso tempo "il ritiro dallo Statuto di Roma non ha alcun effetto sui procedimenti in corso o su qualsiasi questione già all'esame della Corte prima della data in cui il recesso ha avuto effetto", ha sottolineato la Corte.
Il tema rischia di non riguardare solo Budapest. L'aspetto più spinoso, infatti, è quali Paesi l'aereo dello Zar sorvolerà. Non è sfuggito agli osservatori più attenti il percorso effettuato dall'aereo di Stato del premier israeliano Benjamin Netanyahu nel suo viaggio a New York (ha evitato accuratamente i cieli di Spagna e Francia). Insomma, potenzialmente un Paese molto ostile alla Russia potrebbe sfruttare il mandato della Cpi per bloccare l'aereo di Putin (ipotesi alquanto remota, dato che Mosca potrebbe interpretare l'azione come un attacco diretto alla sua sovranità, con le relative conseguenze).
Tutto ciò porta però alle possibili rotte. Da Kaliningrad, exclave russa in Europa, lo Zar Force One dovrebbe sorvolare Polonia e Slovacchia per raggiungere Budapest. E la stessa cosa accadrebbe se tagliasse dalla Bielorussia. La via più diretta, naturalmente, sarebbe passare dall'Ucraina (ma sarebbe anche la più improbabile, a meno di colpi di scena).
Resta allora la Turchia. Da lì, però, dovrebbe transitare per la Romania o la Bulgaria. Oppure, aggirando la Grecia, per i Balcani. Con un caveat: sono tutti Paesi o Ue o Nato o comunque firmatari dello Statuto di Roma, che regola la Cpi, inclusa l'amica Serbia. Ma, va da sé, l'ipotesi che una Bosnia-Erzegovina o un Montenegro facciano decollare i jet per intercettare Putin è abbastanza remota.