Estero

Lecornu batte le mozioni di sfiducia, 'adesso al lavoro'

16 ottobre 2025
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A piedi dall'Assemblée Nationale, nel suo ufficio di Palazzo Matignon, Sébastien Lecornu scarica la tensione e ripete al folto gruppo di reporter, telecamere e fotografi che non lo mollano di un centimetro: "Adesso al lavoro! Al lavoro con il dibattito sulla manovra!".

Anche se con un margine di soli 18 voti, il Lecornu 2 ha finalmente preso il largo. Le mozioni di sfiducia presentate da La France Insoumise (LFI) e Rassemblement National (RN) sono state respinte. La strada continua ad essere in salita, c'è da scalare il muro della manovra finanziaria più difficile degli ultimi anni, 30 miliardi di euro, tagli, sacrifici e un parlamento senza maggioranza.

Al quale Lecornu, per assicurarsi il voto dei socialisti, che hanno definitivamente abbandonato gli altri partiti di sinistra, ha promesso di non far ricorso al 49.3, l'articolo della Costituzione che da' facoltà al governo di far passare le leggi urgenti senza dibattito articolo per articolo ma soltanto con un voto finale, sul quale l'esecutivo pone la fiducia.

Il "monaco soldato" di Emmanuel Macron, come si è autodefinito giorni fa Lecornu regalando agli oratori dell'opposizione un'immagine su cui ironizzare, ha fatto il pieno dei voti del centro e dei Républicains (solo una deputata ha votato per la sfiducia), oltre che di quasi tutti i socialisti (7 su 69 le defezioni). Il margine di 18 voti non ispira troppa sicurezza per il futuro, sarebbe stato più incoraggiante averne in riserva 24, come indicavano i calcoli della vigilia.

La gauche è spaccata, il Nuovo Fronte Popolare delle passate elezioni non esiste più, i socialisti hanno mantenuto l'impegno di non votare con i compagni di coalizione se Lecornu avesse concesso loro il più importante dei "segnali di rottura" con il passato. E lo stop alla riforma delle pensioni, con gioia di chi è alla soglia dei 62 anni e non deve più aspettare qualche mese in più ma può lasciare il lavoro, è arrivato.

Olivier Faure ha avvertito, "la nostra fiducia non è per sempre", il PS si batterà articolo dopo articolo durante l'esame della manovra finanziaria che durerà fino a fine anno. A cominciare dalla "legge Zucman", la sovrattassa per i super ricchi, l'1% della popolazione, diventata ormai un simbolo per la sinistra francese.

Lecornu, che di Zucman e di una temuta fuga all'estero di miliardari francesi non vuol sentir parlare, aveva lanciato un ultimo appello dalla tribuna dell'Assemblée National, invocando "un momento di verità" e una scelta "fra ordine repubblicano e disordine", facendo le proprie scelte ma evitando di "prendre in ostaggio" la manovra.

In giornata ha dovuto scendere in campo anche Macron, per rassicurare i suoi, scontenti della marcia indietro sulle pensioni e pronti a non votare l'emendamento che sospenderà la riforma: "E' doloroso per tutti noi - ha detto Macron ai suoi secondo fonti di BFM TV - so quanto vi costa questa sospensione, quanto vi è costato difendere questa riforma, le minacce, talvolta la violenza. Questa battaglia era e rimane giusta. Ma c'era bisogno di un compromesso per consentire la stabilità".

Dalla prossima settimana, con l'esame della manovra e della legge di bilancio della Sécurité sociale, comincia un nuovo capitolo della Francia senza maggioranza emersa con il voto anticipato voluto da Macron a giugno-luglio del 2024. Una Francia divisa in tre tronconi politici, nessuno dei quali in grado di sprigionare una maggioranza o un'alleanza sufficienti per governare. Anche il Rassemblement National di Marine Le Pen, da tempo il primo partito alle urne, un primato confermato dai sondaggi che lo vedono al 32-33% al primo turno, è apparso oggi, al momento della votazione sulla sua mozione di sicurezza, un partito sempre molto isolato.

Oltre ai suoi 139 deputati, sono stati soltanto in 5 in tutto il Parlamento quelli che hanno seguito il partito di Marine Le Pen. Feriti per non essere riusciti a far cadere un governo "di sconfitti", come avevano definito quelli di LFI il Lecornu 2 prima del voto sulla mozione, hanno tuonato contro Macron: "Se ne deve andare, più prima che dopo - ha detto Mathilde Panot, capogruppo in Assemblée Nationale - già oggi presenteremo una nuova mozione per la destituzione del presidente". Intanto, Jean-Luc Mélenchon postava su X un appello "alla resistenza popolare e all'unità sul terreno".