Coro di critiche e condanne a Belgrado, ma non solo, alla decisione della commissione elettorale del Kosovo di rifiutare l'accredito ai media in lingua serba per le elezioni amministrative in programma domenica prossima in Kosovo. Tra le motivazioni è stato sottolineato il fatto che tali media sono noti per campagne di propaganda e diffamazione contro il Kosovo.
"Tale decisione è scandalosa e dimostra che in Kosovo non c'è libertà di parola e di informazione", ha detto oggi Petar Petkovic, responsabile dell'Ufficio governativo serbo per il Kosovo e capo negoziatore per Belgrado nel dialogo con Pristina. In dichiarazioni alla tv pubblica Rts, Petkovic è tornato a denunciare il "terrore" della politica di Pristina nei confronti della popolazione serba in Kosovo, invitando i serbi a mostrare unità e determinazione e a votare nelle amministrative di domenica per Srpska Lista (SL), unica forza in grado di opporsi a tale deriva di oscurantismo, ostilità e discriminazione che porta avanti il governo del premier Albin Kurti.
Petkovic ha ricordato come Kurti abbia cercato nelle scorse settimane di escludere Srpska Lista dalla partecipazione alle elezioni locali, dimostrando di temere la sua certa vittoria nelle urne, e il ritorno dei maggiori Comuni serbi del nord nelle mani di sindaci serbi. Nelle ultime elezioni amministrative della primavera 2023, a causa del boicottaggio della locale popolazione serba, a essere eletti sindaci di tali Comuni furono esponenti politici di etnia albanese, cosa questa che scatenò un'ondata di massicce proteste popolari sfociate in diversi casi in incidenti e scontri con la polizia kosovara e le truppe Kfor.
Petkovic ha denunciato al tempo stesso il sostegno del governo di Kurti al movimento di protesta degli studenti in Serbia, convinto che, nel caso di una loro presa del potere, riconoscerebbero l'indipendenza del Kosovo. E ha nuovamente stigmatizzando il processo di forte riarmo di Pristina, da ultimo con la fornitura di droni kamikaze da parte della Turchia.
A criticare il mancato accredito ai media serbi è stata la stessa Associazione dei giornalisti del Kosovo (Ajk), che ha definito tale rifiuto di natura politica e su basi etniche. L'Ajk ha parlato di decisione inaccettabile e contraria ai valori democratici e alla libertà dei media. Grande delusione ha espresso anche la missione dell'per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) in Kosovo. "Elezioni libere e trasparenti dipendono dall'accesso aperto e paritario di tutti i media all'osservazione, alla cronaca e all'informazione del pubblico sugli sviluppi elettorali", ha affermato in una nota l'Osce a Pristina. "Limitare l'accredito dei media in base alla presunta appartenenza a una comunità, alla lingua o a una linea editoriale limita la capacità dei giornalisti di svolgere i propri doveri professionali". Critiche all'esclusione dei media serbi per la copertura delle elezioni locali sono giunte anche dall'Ambasciata tedesca a Pristina.