La pressione sull'Iran torna a livelli che non si vedevano più da dieci anni. Le sanzioni Onu che erano state sospese con lo storico accordo sul nucleare del 2015 tornano a mordere, scattate nella nottata tra sabato e domenica. E a Teheran si respira un clima tra rabbia e preoccupazione, col regime che accusa Stati Uniti ed Europa di non aver voluto creare le condizioni per una nuova intesa: 'Siamo di fronte a una situazione del tutto ingiustificata e illegale'.
Grazie al meccanismo dello "snapback" (la reintroduzione automatica delle sanzioni in caso di gravi violazioni sul fronte delle attività nucleari) torna l'embargo sulle armi, quello su tutte le attrezzature necessarie a sviluppare un programma nucleare, e tornano pesanti restrizioni economiche e finanziarie che rischiano di mettere in ginocchio l'Iran. Già l'effetto annuncio ha provocato i suoi danni, con i prezzi di cibo, trasporti e beni di necessità in costante ascesa e la quotazione del rial ai minimi storici. Conseguenze visibili, dunque, nella vita di tutti i giorni.
Il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, definisce "nulle" le sanzioni ripristinate. E, di fronte a quella che viene descritta come una prepotenza dell'Occidente, promette "una risposta adeguata a chi danneggia l'Iran: la piena responsabilità ricadrà su coloro che scelgono lo scontro piuttosto che la cooperazione", la sua minaccia. Ma il governo di Teheran è in difficoltà: teme un aumento del malcontento popolare, mentre i critici accusano la leadership di aver scelto la linea dura opponendosi a qualunque concessione.
I Paesi europei firmatari dell'accordo del 2015 (Francia, Germania e Regno Unito) hanno invitato in queste ore la Repubblica islamica a evitare un'escalation, assicurando che la porta dei negoziati resta aperta e come una soluzione diplomatica sia ancora possibile. "Le sanzioni non devono fermare la diplomazia", l'appello dell'Alta rappresentante per la politica estera dell'Ue, Kaja Kallas. L'ultimo tentativo di evitare il ritorno delle restrizioni si è consumato dietro le quinte del Palazzo di Vetro di New York, con diversi colloqui a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ma tutto è stato vano, con Teheran che ha continuato a ritenere "inaccettabili" le richieste di Stati Uniti ed Europa, smentendo la volontà di voler arrivare alla bomba atomica e difendendo il diritto dell'Iran di avere un programma nucleare civile.
Intanto Israele plaude al ritorno delle sanzioni. "Si tratta di un importante sviluppo in risposta alle continue violazioni dell'Iran, in particolare al suo programma nucleare militare", ha dichiarato il ministero israeliano degli Esteri su X: "l'obiettivo è chiaro: impedire che l'Iran si doti di armi nucleari. E il mondo deve utilizzare ogni strumento per raggiungere questo fine".