Estero

Trump minaccia i talebani, rivogliamo base di Bagram

21 settembre 2025
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A poco più di 60 chilometri a nord di Kabul, sullo sfondo di montagne eternamente innevate, la base militare di Bagram è da almeno settant'anni la casella decisiva da tenere per chiunque batta in armi il territorio dell'Afghanistan.

Adesso, a quattro anni dalla ritirata statunitense che ha riaperto la via al regime dei talebani, Washington è tornata a chiedere indietro la sua roccaforte, e l'ha fatto con i modi spicci propri del presidente Donald Trump: "Se non l'avremo, succederanno cose brutte" ha minacciato.

Ricevendo in risposta un netto no: "Non è possibile - ha replicato il capo di Stato maggiore del ministero della Difesa afghano Fasihuddin Fitrat - Un accordo anche solo su un centimetro del territorio afghano non è possibile: non ne abbiamo bisogno".

Non è la prima volta, in realtà, che il capo della Casa Bianca parla della roccaforte afghana e delle ambizioni di ripiantarvi la bandiera a stelle e strisce. Nel corso della conferenza stampa a Londra con il premier Keir Starmer del 17 settembre, Trump ammise che "stiamo cercando di riprendere" la base abbandonata nel 2021. "La vogliamo indietro", disse, e spiegò anche "uno dei motivi": Bagram "come sapete è a un'ora di distanza da dove la Cina produce le sue armi nucleari".

Il rinnovato interesse di Washington per la base, che fu il cuore delle operazioni in Afghanistan, sembrerebbe dunque collegato al riordino del sistema delle alleanze mondiali, in particolare in Oriente, a valle della guerra russo-ucraina. L'intenzione appare concreta. Proprio all'indomani delle dichiarazioni di Trump, a Londra il Wall Street Journal rivelò che l'amministrazione americana era in effetti in trattative con Kabul allo scopo di ripristinare una piccola presenza militare come base di lancio delle operazioni antiterrorismo.

Un modo per cercare di normalizzare, si disse allora, le relazioni con i talebani proponendo sicurezza, un accordo economico e anche uno scambio di prigionieri: secondo il Wsj a guidare le trattative per gli Usa sarebbe non a caso Adam Boehler, inviato speciale per gli ostaggi. Oggi, però, la doccia fredda di Kabul.

Per il regime talebano Bagram è più che una piazza fortificata: è il simbolo dello 'straniero' in Afghanistan. I primi a occupare il sito furono i sovietici negli anni '50, che ne fecero il fulcro della loro decennale occupazione. Dopo il 1989 la base fu contesa tra i talebani e la Nato, e nel 2001 - nel corso delle operazioni contro Al-Qaeda - gli americani ripresero possesso delle sue macerie.

Dieci anni dopo però Bagram era già un pezzo di Stati Uniti dall'altra parte del mondo: 15 chilometri quadrati, una popolazione fino a 10 mila soldati, con piscine e fast food per gli alleati e una prigione segreta per il nemico, seconda per fama solo a Guantanamo per la durezza del trattamento dei prigionieri. Secondo fonti afghane, c'erano circa 5.000 detenuti nella base, tra cui membri dei talebani, di Al-Qaida e dell'Isis, insieme a criminali comuni.

Il 2 luglio del 2021, su ordine di Joe Biden, Bagram fu riconsegnata senza troppi clamori alle forze afghane, che ne dichiararono il controllo completo il giorno di Ferragosto. Per tre anni il regime di Kabul vi ha celebrato il 15 agosto il Giorno della Vittoria, ma non quest'anno. Allora i talebani non spiegarono il perché. Oggi, un mese dopo, forse se ne è capito il motivo.