Estero

Attacco missilistico russo a Kiev durante il vertice UE a Copenaghen

Von der Leyen e Kallas chiedono negoziati mentre l'UE discute nuovi aiuti militari e sanzioni contro Mosca

28 agosto 2025
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A ben guardare, sembra davvero fatto apposta. I ministri della difesa e degli esteri dell'Unione europea si danno appuntamento a Copenaghen per l'informale in cui faranno il punto sugli aiuti all'Ucraina (e in parte sul processo che porterà alle garanzie di sicurezza) e Mosca, alla vigilia, lancia un feroce attacco missilistico contro Kiev, sfiorando per un nulla il palazzo della delegazione blustellata.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, mentre si faceva ancora la conta dei morti, ha quindi sentito per telefono sia il presidente americano Donald Trump che quello ucraino Volodymyr Zelensky. Il presidente russo "Vladimir Putin deve sedersi al tavolo dei negoziati", ha affermato sulle reti sociali senza riferire ulteriori dettagli.

A Bruxelles, oltre allo sdegno, si vede confermata la linea tenuta sin dalla prima ora con la Casa Bianca, ovvero che lo zar sta solo bluffando per guadagnare tempo. L'alta rappresentante dell'UE per la politica estera Kaja Kallas, dopo essersi collegata con la delegazione europea a Kiev, danneggiata dall'esplosione, ha poi convocato l'incaricato d'affari russo presso l'UE in segno di protesta.

"Uno degli obiettivi - ha tuonato l'ambasciatrice UE a Kiev Katarina Mathernová - era un edificio situato proprio tra la delegazione e un grattacielo residenziale dove vivono molti dei miei colleghi". "Chiaramente - ha chiosato - si tratta di una scelta deliberata di Putin". Il personale fisicamente sta bene ma è psicologicamente provato. Come il resto degli abitanti della capitale, del resto, frastornati da settimane, se non mesi, di bombardamenti tra i più intensi dall'inizio della guerra. Dunque urge una risposta.

Non vi è "alcun segnale" - assicura una fonte europea - che la Russia stia anche solo pensando ad una "riduzione delle operazioni", anzi semmai "sta preparando gli attacchi invernali alle infrastrutture energetiche" e mettendo a punto "nuove tattiche con i droni".

Il menù della due giorni di Copenaghen prevede allora una discussione sugli aiuti militari dell'UE all'Ucraina e su come aumentarli. Il Servizio di azione esterna presenterà un documento su come l'UE parteciperà alle garanzie di sicurezza per l'Ucraina nel quadro della Coalizione dei Volenterosi: per prima cosa un forte sostegno alle forze armate di Kiev, quindi il proseguimento della missione di addestramento militare (se richiesto persino sul suolo ucraino, ma in quel caso sarebbe necessario modificare il mandato e serve l'unanimità) e infine gli investimenti nel settore della difesa ucraino, grazie ai profitti sugli asset russi congelati.

Ecco, sul tema ci sono dei movimenti importanti. Una sessione speciale del consiglio informale discuterà le opzioni per l'utilizzo dei beni stessi e non solo dei profitti, cosa che sinora è sempre stata un tabù per molti paesi. Ma l'Ucraina, secondo le previsioni, avrà bisogno di 60 miliardi di euro nei prossimi 12 mesi tra aiuti militari ed assistenza finanziaria e la coperta, in Europa, inizia a farsi corta (Washington, si sa, si è sfilata e anzi taglieggia gli alleati alzando i prezzi delle sue armi).

Non è prevista (ancora) nessuna decisione ma i 200 miliardi di riserve della banca centrale russa fermi sui conti della belga Euroclear iniziano ad essere allettanti. Certo, se si usa il capitale spariscono pure gli interessi e dunque vanno rifatti i conti. Un'idea è allora quella d'investire gli asset in modo più "aggressivo" - e più rischioso - e generare più capitale da girare all'Ucraina.

L'altro aspetto sono le sanzioni. Perché, è la logica degli europei, Putin capisce solo il bastone e serve trascinarlo al tavolo della pace. Von der Leyen ha annunciato che il 19esimo pacchetto è già in lavorazione ma, stando a diverse fonti, per ora non vi è nulla di davvero "pungente" al suo interno. Una proposta è quella d'iniziare a lavorare sulle sanzioni secondarie, sino ad oggi fumo negli occhi per l'UE. Ma a mali estremi