Il presidente russo non sembra voler cedere di un millimetro sulle sue condizioni per la pace

Il presidente russo Vladimir Putin non molla la presa e – forte dell'avanzata in Ucraina e dell'abbraccio del presidente degli Stati Uniti in Alaska – non sembra voler cedere di un millimetro sulle sue condizioni per la pace. Due su tutte: il controllo della Russia sull'intero Donbass e la garanzia che Kiev resterà fuori dalla Nato.
Il leader del Cremlino – come riportato da diversi media internazionali – nel summit di Anchorage ha chiesto al presidente statunitense il ritiro dei militari ucraini dalle regioni sud-orientali di Donetsk e di Lugansk (il Donbass) in parte occupate dalle truppe d'invasione russe (quella di Lugansk lo è quasi completamente), proponendo di congelare la situazione al fronte nelle altre due oblast ucraine parzialmente occupate e illegalmente rivendicate dal Cremlino: quelle meridionali di Kherson e Zaporizhzhia. Stando all'agenzia di stampa Reuters, la Russia in cambio potrebbe restituire a Kiev alcuni territori occupati nelle regioni nord-orientali di Kharkiv e Sumy: si tratterebbe però di circa 440 chilometri quadrati contro i 6'600 che le forze ucraine controllano nel Donbass.
Finora, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto con un secco ‘no’ all'ipotesi di cedere il Donbass alla Russia. E lo ha fatto sottolineando il valore strategico di questa zona, dove si combatte già dal 2014 e si ritiene che Kiev abbia importanti strutture difensive. Il presidente ucraino teme che una cessione del genere possa aprire le porte a una nuova offensiva russa in futuro. E proprio questo è uno dei temi centrali al centro dei colloqui alla Casa Bianca fra Trump e Zelensky.
Ma un'altra questione è quella delle "garanzie di sicurezza" per Kiev. Stando all'inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, Putin si sarebbe detto disposto a discuterne, anche sulla possibilità di mettere in campo una sorta di articolo 5 in stile Nato, quello che sancisce il principio di difesa collettiva dei Paesi aderenti: ma senza che l'Ucraina entri nell'Alleanza atlantica.
Infine, Mosca mirerebbe anche a un alleggerimento delle sanzioni impostele dall'Occidente e al riconoscimento ufficiale della Crimea come russa. Putin vorrebbe anche che il russo diventasse una lingua ufficiale in Ucraina e chiederebbe misure che garantiscano la "sicurezza per le chiese russo-ortodosse". In Alaska il presidente russo ha però anche ripetuto la sua vaga formula sulle "cause profonde" della guerra: formula considerata un riferimento neanche tanto velato alle pretese del suo regime di ridimensionare le forze militari ucraine.