Estero

L'Europa si prepara al vertice tra Trump e Putin con una posizione comune

I leader europei si uniscono per evitare concessioni territoriali a Mosca e garantire la sicurezza dell'Ucraina

11 agosto 2025
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La pressione diplomatica da Berlino e Londra si propaga a Bruxelles, Roma, Parigi, Varsavia ed Helsinki. I leader europei accelerano in vista del faccia a faccia tra Donald Trump e Vladimir Putin, decisi a blindare una posizione comune già nelle prossime ore, prima che la partita si giochi sopra la testa di Kiev e dell'intero continente.

L'alleanza a sette riunitasi nel fine settimana nel Kent insieme a J.D. Vance tornerà mercoledì al tavolo - questa volta virtuale - direttamente con il tycoon, per poi proseguire in formato Volenterosi anche venerdì, nel pieno del vertice in Alaska. Un segnale della diffidenza che serpeggia tra le cancellerie, dove resta alto il timore che Washington e Mosca possano calare un accordo capestro, con concessioni territoriali e spartizioni in stile Yalta irricevibili per Kiev.

Il messaggio da scolpire per Friedrich Merz, Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Keir Starmer, Donald Tusk e Alexander Stubb, insieme a Ursula von der Leyen e agli altri leader europei, si fonda su tre pilastri: il rifiuto di qualsiasi diktat territoriale, nuove leve - comprese sanzioni più dure - per costringere Mosca ad accettare la fine delle ostilità come precondizione per i negoziati, e garanzie di sicurezza "a prova di ferro", nelle parole dell'Alta rappresentante Kaja Kallas, per il futuro dell'Ucraina. Ma a fissare il tono della diffidenza continentale ci ha pensato Londra: "Non bisogna mai fidarsi di Putin", ha scandito il portavoce di Downing Street. Davanti ai ministri dei 27 convocati in video d'urgenza, Kallas ha quindi affondato il colpo: nessuna concessione prima di "un cessate il fuoco pieno e incondizionato", visto che "con la Russia non ha mai funzionato in passato e non funzionerà di certo oggi con Putin".

I titolari della diplomazia continentale hanno passato in rassegna le linee rosse da blindare anche nell'eventualità che gli auspici di un accordo s'infrangano. "La sicurezza dell'Europa è a rischio, dobbiamo partecipare ai negoziati", ha ammonito il vicepremier Antonio Tajani, richiamando la necessità di un'unità salda, interna e transatlantica, ma senza nascondersi: seppur registrati "alcuni progressi", ha ammesso il ministro, la partita "non sarà facile". Soprattutto sul fronte territoriale. Chi ha avuto accesso alle bozze russe parla di un'offerta "a senso unico", senza vere contropartite, ma la linea per Kiev è scolpita nella pietra: sovranità e integrità non sono negoziabili. Una posizione che a Bruxelles trova eco tra funzionari e diplomatici che da giorni continuano a ripetere che i confini internazionali non si ridisegnano con la forza. Sarebbe un precedente che andrebbe ben oltre l'Ucraina, con l'ombra cinese su Taiwan a ricordarlo.

Tra le priorità da far comprendere a Trump spiccano anche le garanzie di sicurezza: nessuna limitazione su dimensioni, armamenti e assistenza esterna alle forze ucraine. L'ipotesi di truppe di peacekeeping, sospinta da Macron ma divisiva tra i big, appare ormai remota. Ben più realistica una missione di monitoraggio con droni, satelliti e reparti speciali, affiancata da forniture costanti di armi. L'adesione alla Nato e all'Ue rimane poi "prerogativa sovrana" di Kiev, con la presenza di Mark Rutte al tavolo percepita come sponda politica. E anche sul versante economico, Bruxelles non arretra: è già in preparazione il diciannovesimo pacchetto di sanzioni, che tuttavia - in caso di cessate il fuoco - verrebbero alleggerite solo a fronte di tutele piene e verificabili, garantite da un meccanismo di ripristino automatico in caso di violazioni. Allo stesso modo, i beni sovrani russi resteranno congelati, nelle linee rosse Ue, "fino al completo risarcimento dei danni di guerra"

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni