Scoperti mezzi anfibi e munizioni su Bahri Yanbu. Proteste dei lavoratori portuali e sindacati.
Stop all'imbarco di materiale bellico su un cargo saudita nel porto di Genova: la nave "Bahri Yanbu" aveva già nella stiva mezzi anfibi americani e casse di munizioni da cannone, quando una ispezione del personale portuale ha scoperto cosa quella imbarcazione stava per portare in mare. Ed è scattato il blocco, assieme alla protesta: domani i lavoratori saranno in presidio dalle 8 davanti ai cancelli del terminal GMT.
A dare notizia dello stop all'imbarco è stata nel pomeriggio la Federazione Italiana Lavoratori Trasporti (FILT) iscritta alla Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), dopo una giornata di forte tensione iniziata dalla mattina con il presidio organizzato dal Collettivo autonomo lavoratori portuali (CALP) davanti alla sede dell'Autorità di sistema portuale.
Ma la situazione si è ulteriormente complicata nel pomeriggio: mentre una delegazione di CALP e rappresentanti sindacali si trovava in Autorità Portuale e in Prefettura per chiedere rassicurazioni e l'istituzione di un osservatorio permanente sul traffico di armamenti, i portuali operativi al terminal GMT hanno scoperto che sulla "Bahri Yanbu", proveniente da Dundalk (USA), erano stivati mezzi anfibi militari americani e container classificati 1-E1.1, ovvero materiale esplosivo. Con ogni probabilità proiettili da cannone. La scoperta è stata immediatamente resa nota dal Coordinamento lavoratori portuali e dall'Unione Sindacale di Base (USB), che hanno annunciato un nuovo presidio per domani mattina. Poco dopo, la nota della CGIL sul blocco dell'imbarco.
Le autorità avrebbero comunque confermato "in maniera documentata" che il trasporto del materiale sarebbe avvenuto nel rispetto delle normative vigenti. Tuttavia, la FILT-CGIL ha espresso "la preoccupazione dei lavoratori interessati" per la possibilità che quel carico venga impiegato in teatri di guerra e in aree colpite da emergenze umanitarie, in particolare nella Striscia di Gaza. "Vista la scarsa trasparenza in tutta la procedura e le carenze di informazioni fornite a sindacato e lavoratori - si legge nel documento - dichiariamo il blocco dell'imbarco del materiale bellico interessato sulla nave Bahri Yanbu". L'Autorità Portuale ha smentito il coinvolgimento di Israele, precisando che il materiale segnalato non sarebbe diretto verso Tel Aviv o Haifa. Tuttavia, le rassicurazioni non sono bastate a placare le proteste.
Il presidio del mattino, cui hanno preso parte portuali, attivisti e movimenti pacifisti, era stato convocato per chiedere chiarezza sulla presenza di armamenti nei traffici portuali e sulle destinazioni finali dei carichi. A innescare la mobilitazione era stata una segnalazione dei giorni scorsi relativa a un presunto carico bellico proprio al terminal GMT. Il collettivo CALP aveva denunciato una possibile violazione della legge 185/90, che vieta l'esportazione di armi verso Paesi coinvolti in conflitti armati o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.
L'intera vicenda si inserisce in un contesto già teso: pochi giorni fa, a seguito di una mobilitazione sindacale, la nave Cosco Pisces che stava trasportando alcuni container contenenti armi destinate a Israele aveva rinunciato all'attracco a Genova, rimanendo per alcune ore al largo di La Spezia prima di riprendere il mare. L'Autorità di sistema portuale ha comunicato all'agenzia italiana ANSA i dati sui traffici commerciali con Israele: nei primi sei mesi del 2025 i porti di Genova e Savona-Vado hanno movimentato circa 17 mila TEU (unità equivalente a venti piedi), di cui 13'500 container pieni. Il 75% dei volumi è rappresentato dall'export. Il dato del primo trimestre risulta in crescita del 13,4% rispetto allo stesso periodo del 2024.