Una lettera aperta con 3.300 firme chiede alle associazioni di salute di prendere posizione sulla crisi a Gaza
Ha raggiunto 3.300 firme una lettera aperta lanciata nei giorni scorsi da un gruppo di accademici, professionisti della salute che ha esortato le associazioni professionali e accademiche attive nell'ambito della salute a "riconoscere pubblicamente il genocidio a Gaza". L'iniziativa è stata rilanciata dalla rivista The Lancet.
A Gaza "l'aspettativa di vita è scesa di circa 35 anni nel 2024. Ciò rappresenta una riduzione più grande di quella osservata durante il genocidio in Rwanda", si legge nel contributo su The Lancet.
"Dal 7 ottobre 2023 Gaza ha registrato il più alto numero di decessi tra bambini di qualunque altra zona di guerra". Inoltre, "ha registrato il più alto numero di incidenti a lavoratori della salute (1.400 morti), decessi di operatori dell'Onu (295), giornalisti (212 morti) rispetto a qualunque recente zona di guerra".
Di fronte a questi numeri, continuano, "la maggior parte delle associazioni nel campo della salute pubblica, mediche e delle scienze sociali sono rimaste in silenzio o hanno rilasciato dichiarazioni vaghe - una risposta che contrasta con il rapido e incisivo supporto ad altri conflitti come quello in Ucraina".
Per gli estensori del documento, "il genocidio a Gaza è un test etico determinante per la comunità sanitaria pubblica globale, gli scienziati sociali e le associazioni accademiche. Il silenzio non è un'opzione", proseguono.
"Come studiosi e professionisti della salute affrontiamo una dura scelta: o sosteniamo la nostra responsabilità etica collettiva e prendiamo posizione per prevenire ulteriori violenze di massa e fame, o saremo ricordati per il nostro silenzio selettivo e l'inazione durante una delle più urgenti crisi morali e di salute pubblica del nostro tempo", concludono.