La possibile (ma molto improbabile) sfiducia, che verrà votata domani, scuote la maggioranza. I sovranisti cercano lo sgambetto

Concretamente varrà poco o nulla. Politicamente potrebbe essere un bivio per l'intera legislatura. A mezzogiorno, poco prima di salpare per le ferie estive, l'Eurocamera si riunirà per la mozione di sfiducia nei confronti di Ursula von der Leyen.
Il blitz è stato ordito da un Carneade delle cronache brussellesi: il romeno Gheorghe Piperea, eurodeputato di Aur e dei Conservatori. In quella mozione, tuttavia, si è concentrata tutta la tensione che, da mesi, segna la maggioranza Ursula. L'accusa, da parte di Verdi, Socialisti e Liberali, è ormai invariata: il Ppe, con la più classica della politica dei due forni, non tiene fede al patto europeista. Questa volta, però, le parole potrebbero avere un seguito. I Socialisti sono tentati dall'astensione, i Verdi si spaccheranno. L'impatto sulla maggioranza Ursula, in questo caso, sarebbe importante.
Il voto sulla sfiducia, alla fine, nell'ipotesi più estrema potrebbe vedere solo i Popolari, i liberali in grandissima parte contrari. Seguiti da una parte dei Conservatori. È in quest'ultimo gruppo che si nasconde un’ulteriore sopresa: il voto a sostegno di Von der Leyen da parte di Fdi. I meloniani non hanno ancora sciolto le riserve ma l'ordine di scuderia, al momento, sarebbe quello di seguire l'indicazione di Nicola Procaccini: nel dibattito sulla sfiducia lunedì, il co-presidente di Ecr si è detto contrario al blitz dei suoi colleghi di gruppo. Ha parlato di posizione personale ma la sensazione, già in quell'occasione, è che si trattasse di una indicazione di partito.
I gruppi, mercoledì pomeriggio, hanno fatto nuovamente il punto. Nessuno si è sbilanciato, ciascuna delegazione attende la mossa dell'altra. Il no di Fdi alla sfiducia dei sovranisti legherebbe a doppio filo Giorgia Meloni - che votò contro la presidente della Commissione al Consiglio europeo, seguita dalla sua delegazione al Pe - alla maggioranza Ursula. La spaccatura con la Lega in Europa sarebbe plastica.
Dall'altra parte dell'emiciclo, i Socialisti restano in bilico, assediati dai dubbi, tra lo strappo (l'astensione) e il voto pro-Ursula. "Il nostro gruppo ha chiesto un segnale chiaro di impegno e di conferma della maggioranza pro-europea a von der Leyen e ci aspettiamo questo segnale concreto prima del voto", ha avvertito Elly Schlein. La segretaria del Pd si è fatta interprete della linea più intransigente all'interno di S&D ma, alla fine, il gruppo di Iratxe Garcia Perez, trascinato dalla compagine spagnola e governista, potrebbe dare un'altra chance alla numero uno di Palais Berlaymont. Molto dipenderà da un tema caldissimo alle latitudine strasburghesi: quello del quadro finanziario pluriennale e, in particolare, della Coesione. Il cosiddetto fondo unico pensato da von der Leyen ha scatenato una rivoluzione trasversale tra i gruppi, oltre alla trincea di enti locali e associazioni. Nelle ultime ore la Commissione, pur mantenendo lo schema dei piani nazionali, sembra aver fornito rassicurazioni su un ruolo centrale delle Regioni nella spesa dei fondi europei. Basterà? Non è detto, perché alla vigilia del voto su von der Leyen il Ppe ha nuovamente fatto asse con Ecr e Patrioti bocciando la richiesta di procedura d'urgenza sui target climatici al 2040. I Socialisti hanno gridato allo scandalo. Ma in pochi, a tarda sera, credevano che dalle parole passeranno ai fatti.