Estero

La Danimarca guida l'UE in un momento cruciale per l'industria europea

Focus su competitività e investimenti privati, con un occhio ai negoziati commerciali con gli USA

2 luglio 2025
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Il sostegno alla Commissione e al suo vicepresidente e capo negoziatore con gli USA Maros Sefcovic, la convinzione che un'intesa è sempre meglio di un'escalation, la consapevolezza che il salto nella competitività globale, ora, non è più facoltativo. La presidenza di turno dell'Unione europea guidata dalla Danimarca ha avuto il suo calcio di inizio in uno dei momenti più complessi per l'UE.

A Copenaghen si guarda alle ultime battute del negoziato commerciale UE-USA con calma nordica e una certa fiducia. Ma su un punto il governo guidato dalla socialista Mette Frederiksen non ammetterà più delazioni: l'industria europea va rilanciata nel brevissimo termine, e per questo tutte le opzioni sono sul tavolo.

Il ministro per l'industria, il business e gli affari finanziari Morten Bodskov è l'uomo che dovrà gestire il bollente dossier dei dazi nei prossimi giorni, assieme al suo collega degli affari esteri. Da parte della Danimarca non c'è alcuna tentazione di ingerenze in un comparto nel quale la Commissione è sovrana.

"Non entro nei dettagli del negoziato, è in corso", si limita a spiegare Bodskov al gruppo di testate europee, tra le quali l'ANSA, giunto nella città della Sirenetta per l'inizio del semestre danese.

Ma è su tutto quello che dovrebbe accadere dopo l'eventuale firma dell'intesa con gli USA che Bodskov guadagna una repentina loquacità. "I rapporti di Mario Draghi e Enrico Letta sono stati chiari. In questo contesto è necessario che l'industria dell'UE faccia un salto nella competitività. La parola chiave è semplificazione e la proposte Omnibus della Commissione sono sulla buona strada", spiega il ministro.

L'altro punto chiave, aggiunge, è la mobilitazione degli investimenti privati. Di tutto questo se ne parlerà già a metà luglio, al Consiglio europeo informale sulla competitività che si terrà proprio in Danimarca.

La questione, per il governo del paese scandinavo, è così seria da averlo portato perfino ad abbandonare la tradizionale frugalità. L'apertura della premier a strumenti finanziari comuni per la difesa dell'UE ha rappresentato una prima significativa svolta.

Bodskov, da par suo, non esclude neppure un rilancio di quel Fondo per la competitività rimasto un po' in disparte dopo gli iniziali annunci della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. "E le nuove regole sugli aiuti di Stato sono sul tavolo", osserva il ministro.

Al suo fianco il titolare per il clima Lars Aagaard fa capire che Copenaghen e Roma, sull'attuazione delle politiche Green, potrebbero avere qualche problema. "So che ci sono dei timori in alcuni paesi sul fatto che le politiche climatiche impattano sullo sviluppo economico, ma bisogna riconoscere che tali politiche sono parte della strategia per la competitività", frena il ministro.

E sul capitolo migranti Kaare Dybvad Bek, titolare per la migrazione e l'integrazione, non nasconde ai cronisti che il tema, in Danimarca, per tanti è considerato un'emergenza da affrontare. I return hub, su modello di quello italiano in Albania, sono una soluzione che convince Copenaghen da tempo.

"Il lavoro deve procedere più speditamente", sottolinea Bek, che in quanto a rimpatri si fa promotore di un'iniziativa a suo modo innovativa in Europa: facilitare il rientro in patria dei migranti pagandoli. Ai siriani Copenaghen ha offerto 70-80'000 euro per tornare nelle zone del paese che per la Danimarca sono sicure. Novecento famiglie hanno mostrato interesse all'iniziativa. E in pochi, in Danimarca, hanno gridato allo scandalo, nel nome di una "Fortezza Europa" ormai trasversale nella politica comunitaria.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni