Estero

Mosca avverte l'Europa: ‘Giù le mani dalla Serbia’

Lavrov: ‘L'Occidente non si avventuri in rivoluzioni colorate’

L’ultima manifestazione a Belgrado
(Keystone)
30 giugno 2025
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Mentre la Russia intensifica gli attacchi contro l'Ucraina e i negoziati di pace finiscono su un binario morto, nel cuore d'Europa sembra surriscaldarsi un altro fronte, quei Balcani che continuano a contorcersi da trent'anni in un infinito dopoguerra. L'avvertimento è arrivato dal ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov che, all'indomani delle proteste anti-governative che hanno infiammato Belgrado, ha intimato all'Occidente di non intervenire in Serbia con "rivoluzioni colorate" sullo stesso modello di quelle che, secondo Mosca, avrebbero buttato giù i governi in Ucraina e Georgia. Per mano di Europa e Stati Uniti, naturalmente. Parole rilanciate da Budapest che ha accusato Bruxelles di "sostenere apertamente i tentativi di cambio di regime guidati da forze straniere nei paesi dell'Europa centrale a leadership sovranista". Netta la replica dell'Unione europea che ha negato "ogni incoraggiamento di qualsiasi protesta antigovernativa in qualsiasi parte del mondo, non solo in Serbia".

KeystoneUn poliziotto serbo

Da mesi centinaia di migliaia di studenti e cittadini da ogni parte del Paese sono scesi in piazza sfidando il sistema di potere di Vučić e chiedendo elezioni anticipate. La scintilla che ha dato il via alle proteste, le più grandi nella storia della Serbia, è stato il crollo, nel novembre dello scorso anno, di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad che ha provocato sedici morti. Un episodio assurto a simbolo della corruzione sistemica del governo al potere. Domenica scorsa la situazione è precipitata: 48 feriti tra gli agenti di polizia, 22 tra i manifestanti, 77 gli arresti, il numero più grande da quando sono esplose le proteste. Mai come ora il sistema-Vučić, al potere da 13 anni, è sembrato scricchiolare tanto. Al punto da spingere il presidente della Serbia a evocare già nei mesi scorsi presunte ‘rivoluzioni colorate’ orchestrate dall'Occidente. Una tesi sostenuta anche dalla Russia di Vladimir Putin a cui negli ultimi mesi Vučić si è nuovamente avvicinato, riavvicinamento culminato nella contestata partecipazione del serbo alla parata del 9 maggio a Mosca per il giorno della Vittoria.

L'aggressione all'Ucraina e le pressioni di Ue e Usa su Belgrado avevano avuto l'effetto di congelare le relazioni con l'alleato di ferro che, insieme alla Cina, non riconosce l'indipendenza del Kosovo. Ora, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e le difficoltà interne stanno aprendo nuovi scenari per Belgrado. Sibillino il presidente Usa che qualche giorno fa ha rivelato: "La Serbia stava per scontrarsi con il Kosovo - ha raccontato - ma noi l'abbiamo fermata".