Oltre 50 morti e 200 feriti a Khan Younis, tensioni tra civili e forze israeliane
La necessità di ottenere cibo per sé e i propri cari continua a provocare morti tra i civili a Gaza. Martedì mattina la protezione civile di Hamas ha dichiarato che oltre 50 persone sono state uccise nei pressi di un sito di distribuzione di aiuti umanitari a Khan Younis, nel sud della Striscia.
Il portavoce dell'organizzazione fondamentalista Mahmud Bassal, che Israele ha identificato come terrorista, ha dichiarato alla France Presse che almeno 50 persone sono state uccise e più di 200 ferite.
"Siamo a conoscenza di segnalazioni di diverse vittime a causa del fuoco dell'Idf dopo che una massa di persone si è avvicinata alle truppe", ha affermato l'esercito israeliano rammaricandosi per "ciò che è accaduto a innocenti", ma senza specificare se sia stato coinvolto un carro armato o droni come ha detto Bassal.
"Stamattina, alcuni abitanti di Gaza sono stati avvistati mentre si radunavano accanto a un camion di aiuti umanitari rimasto bloccato a Khan Younis, accanto alle forze israeliane che operavano nella zona", ha affermato l'esercito in una nota. Un testimone di Gaza, intervistato telefonicamente da Haaretz, ha raccontato che i palestinesi sono stati colpiti in un'area che l'Idf considera una zona di combattimento attiva e che non si trovavano nelle vicinanze di un centro di distribuzione.
L'uomo ha dichiarato che l'incidente è avvenuto in un'area attraversata da camion che trasportano aiuti, spesso la folla si raduna lì nella speranza di ottenere cibo e a volte prende il controllo dei mezzi, scatenando il caos. Video condivisi oggi sui social di Gaza mostrano decine di corpi, alcuni gravemente mutilati, sparsi su una vasta area, insieme a veicoli danneggiati. Il ministero della Salute di Hamas ha riferito che, in seguito all'incidente, "51 martiri e più di 200 feriti sono arrivati ;;al Nasser Medical Complex, di cui 20 in condizioni critiche". In seguito il numero delle vittime è stato aggiornato a circa 60.
"Si tratta ancora una volta del risultato di un'altra iniziativa di distribuzione di cibo", ha commentato Thanos Gargavanis, addetto alle emergenze dell'Oms. L'incidente di martedì è l'ultimo di una serie di resoconti quasi quotidiani di uccisioni di massa di palestinesi in cerca di aiuti, anche vicino ai siti gestiti dalla Gaza Foundation (Ghf), l'organizzazione privata fortemente voluta da Usa e Israele per aggirare Hamas.
Lunedì le autorità sanitarie dell'enclave hanno affermato che almeno 23 palestinesi sono stati uccisi da fuoco nemico mentre si avvicinavano a un sito di distribuzione della Ghf a Rafah, nel sud della Striscia. Intanto, dato il crescente numero di saccheggi dei camion e dei siti di assistenza umanitaria, le Nazioni Unite e le Forze di difesa israeliane hanno deciso che i tir seguiranno una nuova rotta per il trasporto degli aiuti: da giovedì, i mezzi sono autorizzati a entrare attraverso il valico di confine di Zikim, nella Striscia settentrionale.
Nel frattempo, nonostante l'esercito abbia dichiarato che la guerra a Gaza è in questo momento un obiettivo di secondo piano perché superata dal conflitto con l'Iran, i negoziatori proseguono nel cercare soluzioni per arrivare alla tregua tra Israele e Hamas e alla liberazione degli ostaggi, di cui 20 potrebbero essere ancora vivi, dopo 620 giorni sottoterra a Gaza.