Manifestanti chiedono elezioni anticipate e nuove normative per l'istruzione superiore, mentre la polizia interviene per mantenere l'ordine
In Serbia, dove prosegue la protesta del movimento degli studenti appoggiati dalle opposizioni, si sono registrati nelle ultime ore incidenti a Novi Sad (nord), dove gruppi di manifestanti hanno bloccato da ieri sera gli ingressi al locale municipio chiedendo elezioni locali anticipate.
Nelle prime ore di stamane è intervenuta la polizia, che ha respinto i dimostranti, consentendo l'ingresso nell'edificio dei responsabili comunali per la prevista riunione in aula. Il municipio è stato transennato, e resta presidiato da reparti di polizia in assetto antisommossa, in una situazione di persistente tensione.
A Belgrado prosegue intanto per il nono giorno consecutivo la protesta di un folto gruppo di professori e dipendenti della locale Università, che chiedono una nuova normativa in fatto di finanziamento dell'istruzione superiore e organizzazione delle attività in seno alle facoltà.
Con lo slogan "Università in rivolta" i dimostranti hanno eretto tende davanti alla sede del governo nel centro della capitale, costringendo da giorni al blocco di un incrocio nevralgico fra due delle arterie più trafficate di Belgrado - Kneza Milosa e Nemanjina. La polizia quotidianamente è impegnata a deviare i flussi di traffico verso le vie adiacenti, con inevitabili ingorghi, disagi e proteste degli automobilisti.
E prosegue la protesta degli studenti, che non si è mai fermata da novembre, con cortei, raduni e blocchi stradali improvvisati sia nella capitale che nelle altre principali città della Serbia. Alle loro richieste di elezioni anticipate, il presidente Aleksandar Vucic ha risposto che il voto subito è fuori discussione, e che alle urne si tornerà a fine 2026 o inizio 2027, con il paese impegnato a preparare Expo 2027, la rassegna specializzata in programma fra due anni a Belgrado.
Una nuova grande manifestazione antigovernativa è stata indetta dagli studenti per il 28 giugno, giorno in cui la Serbia celebra la storica ricorrenza del Vidovdan (Giorno di San Vito), l'anniversario dell'epica battaglia del 1389 contro i Turchi a Kosovo Polje. Per evitare possibili incidenti di piazza, le autorità hanno deciso di rimandare un raduno di sostenitori del governo previsto per quello stesso giorno.