Estero

Elon Musk si pente delle offese a Trump e cerca la riconciliazione

Il patron di Tesla ammette di aver esagerato, mentre Trump lascia aperta la porta a un riavvicinamento futuro

11 giugno 2025
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Nelle feroce faida consumata a mezzo social da Donald Trump ed Elon Musk anche il pentimento è affidato a X. Ad un post delle 3 del mattino, per la precisione, nel quale l'uomo più ricco del mondo ammette di essere dispiaciuto per alcune delle offese rivolte al suo ex amico.

È il secondo tentativo in pochi giorni da parte del patron di Tesla di ricucire lo strappo con il presidente dopo l'eliminazione del post, forse, più controverso: quello in cui accusava The Donald di essere legato ai crimini del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.

"Sono andato troppo oltre, mi dispiace", confessa Musk nel cuore della notte. Trump dal canto suo sostiene di non portare "rancore" e lascia uno spiraglio sulla riconciliazione, ma non subito. "Non sono stato contento" dell'invettiva di Elon, ha dichiarato il tycoon in un'intervista al New York Post e "credo che ci stia molto male".

Ora però "la mia priorità è rimettere in sesto il Paese", ha ribadito, non escludendo comunque la possibilità di ricucire i rapporti. Già qualche giorno fa entrambi sembravano aver fatto un passo indietro, consapevoli dei concreti rischi politici ed economici in ballo. Trump aveva dichiarato ai giornalisti al seguito: "Gli auguro solo il meglio". E Musk aveva risposto su X: "Anche io".

La possibilità di una riconciliazione tra i due uomini più potenti del pianeta è stata accolta con favore dagli investitori, e il prezzo delle azioni Tesla è aumentato del 2,6%, dopo giorni di calo. D'altra parte la pubblica disputa tra Trump e Musk ha gelato i mercati e perplesso l'opinione pubblica. I due, se pure considerati da subito una "strana coppia", durante la campagna presidenziale avevano stretto un'alleanza fortissima, grazie anche al contributo di quasi 300 milioni di dollari che il miliardario ha versato nelle casse del repubblicano.

Poi ci sono stati i tre mesi di sodalizio sui mega tagli alla spesa federale, con Musk alla guida del famigerato dipartimento per l'efficienza governativa creato ad hoc dal suo presidente. È stato il periodo del loro idillio, con Musk in maglietta e cappellino ‘Make America Great Again’ onnipresente nello Studio Ovale e nelle riunioni di gabinetto e Trump che, solo per promuovere il business dell'amico, ha acquistato la Tesla che ora vuole rivendere come in qualsiasi divorzio che si rispetti.

Quindi sono arrivate le prime crepe, l'insofferenza del miliardario verso le luci della ribalta politica e le sue critiche ai dazi imposti dal tycoon. Infine, l'annuncio della sua uscita dal governo con tanto di conferenza stampa congiunta nello Studio Ovale e scambio di carinerie.

Ma poche ore dopo quella che sembrava una separazione consensuale è arrivato l'attacco che ha mandato su tutte le furie il presidente, quello alla legge di bilancio, il "big beautiful bill" che Musk ha osato definire un "disgustoso abominio". A quel punto Trump ha rilanciato attaccando il suo ex first buddy, accusandolo di essere impazzito e minacciandolo di rompere tutti i contratti tra le sue aziende e l'amministrazione. Miliardi e miliardi di dollari che valgono bene un pentimento pubblico e una stretta di mano virtuale.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni