Il governo britannico esige il versamento di 2,5 miliardi di sterline dalla vendita del Chelsea per aiuti umanitari a Kiev
Braccio di ferro legale in vista fra Londra e Roman Abramovich, un tempo prototipo dei cosiddetti oligarchi russi del business capaci di farsi spazio nel Regno Unito a colpi d'investimenti miliardari pompati nell'economia d'oltre Manica e accolti a lungo senza particolari scrupoli.
Il governo di Keir Starmer ha infatti rivolto una diffida al miliardario, minacciando di fargli causa in caso di ulteriori ritardi nel concordato versamento all'Ucraina di 2,5 miliardi di sterline frutto della vendita del Chelsea che l'ex facoltoso patron moscovita del club di calcio inglese è stato costretto a cedere dopo essere finito sotto la scure delle sanzioni di guerra per l'asserita vicinanza al Cremlino.
Additato a Londra come tuttora influente presso il presidente Vladimir Putin (nonostante le sue smentite), e ormai lontano dal Regno, Abramovich - che ha la cittadinanza israeliana oltre a quella russa - non è mai stato sanzionato davvero dagli Usa; mentre resta nella lista nera britannica e in quella dell'Ue. Le autorità dell'isola, dove sono attualmente congelati diversi suoi asset e proprietà di lusso, ma dove continuano a circolare liberamente alcuni familiari, gli concessero tuttavia a suo tempo una speciale licenza per liquidare il Chelsea a una cordata a guida americana: a patto che i 2,5 miliardi di proventi depositati a Londra rimanessero vincolati per esser destinati agli ucraini, come egli stesso s'era impegnato a fare. Denaro che il governo Starmer pretende ora sia versato senza altri indugi a Kiev sotto forma di "aiuti umanitari".
L'oligarca - che divide il suo tempo tra Mosca e Tel Aviv, e ha trasferito parte degli affari e delle ricchezze estere fra Turchia ed Emirati, mentre nel Regno Unito è inseguito anche da accuse a scoppio ritardato di elusioni miliardarie di tasse - prende invece tempo, spiegando attraverso i suoi avvocati britannici di essersi in realtà impegnato a donare la somma "a tutte le vittime della guerra in Ucraina": incluse quelle che vivono nei territori passati sotto il controllo di Mosca.
Di qui la diffida pubblica della titolare del Tesoro della compagine laburista, la cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, e del ministro degli Esteri, David Lammy. "Le porte del negoziato restano aperte", scrivono i due, avvertendo però di essere pronti a "ricorrere ai tribunali se necessario". Lammy e Reeves affermano di voler "assicurare che le persone che soffrono in Ucraina possano beneficiare di queste risorse il prima possibile"; non senza dirsi "profondamente frustrati che non sia stato ancora possibile raggiungere col signor Abramovich un accordo" definitivo.