Estero

Affondo di Trump su Harvard: ‘Fuori i nomi degli stranieri’

Il presidente americano non sembra intenzionato a indietreggiare nella sua battaglia: ‘Gli studenti vengono da Paesi per nulla amici degli Stati Uniti’

(Keystone)
25 maggio 2025
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

Donald Trump non molla su Harvard e torna a chiedere a gran voce i "nomi degli studenti stranieri" dell'ateneo, molti dei quali – lamenta sul suo social Truth – vengono da "Paesi per nulla amici degli Stati Uniti" e che "non pagano per l'istruzione" dei loro cittadini. Dopo aver messo il cappio al collo alla prestigiosa università aprendo un nuovo contenzioso legale per la sua amministrazione, il presidente non sembra minimamente intenzionato a indietreggiare nella sua battaglia. La richiesta di ottenere i nomi è "ragionevole visto che diamo a Harvard miliardi di dollari", ha spiegato Trump esortando l'università a usare i 52 miliardi di dollari del suo fondo per andare avanti e "smetterla" così di chiedere soldi al governo. L'ateneo ha intrapreso le vie legali e, in attesa di un pronunciamento definitivo della giustizia, si prepara a uno scontro prolungato. I docenti e gli amministratori stanno infatti mettendo a punto piani di emergenza per gestire una crisi dalla quale Harvard – e tutto il sistema dell'istruzione americano – rischia di emergere in una posizione ben diversa da quella attuale. Molti osservatori ritengono che fra i maggiori problemi dell'università ci sia quello di non potersi fidare dell'amministrazione Trump e della sua capacità di negoziare in buona fede. D'altronde il vicepresidente JD Vance è colui che nel 2021 pronunciò un discorso dal titolo ‘Le università sono il nemico’, illustrando di fatto la roadmap che Trump sta seguendo con il blocco dei fondi per la ricerca e delle iscrizioni di studenti stranieri.

Harvard non è comunque l'unico fronte su cui Trump è concentrato. Dopo aver trascorso alcune settimane a spingere per l'approvazione alla camera del suo ‘big, beautiful bill’, il disegno di legge sul taglio delle tasse, il presidente è tornato a occuparsi dei dazi minacciando nuove tariffe contro l'Unione europea in nome dell'America First. "Ho promulgato i dazi reciproci per fermare lo svuotamento del settore manifatturiero americano e per riportare posti di lavoro vitali in America", ha spiegato ribadendo di voler migliorare le "vite dei lavoratori americani e dei loro figli" e restituire a "ogni cittadino" il sogno americano. "Insieme lanceremo l'età dell'oro", ha aggiunto. Nel mirino del presidente è finita anche l'americana Apple che se non produrrà gli iPhone negli Stati Uniti, rischia dazi al 25%. Una mossa che suscita scetticismo anche fra i conservatori perché considerata un eccessivo interventismo nell'economia, ovvero una violazione di uno dei cardini del pensiero repubblicano.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali