Il governo laburista britannico ha annunciato un aumento di 2 miliardi di sterline (2,4 miliardi di euro) per le linee di credito all'esportazione delle aziende produttrici di armamenti al fine di incrementare le vendite all'estero sulla scia delle iniziative di riarmo avviate nel Regno Unito e nell'Ue. I nuovi fondi permetteranno di "sbloccare miliardi di sterline per le aziende della difesa del Regno Unito che esportano all'estero, stimolando la crescita economica e creando posti di lavoro in tutto il Paese", si legge in una nota.
L'agenzia Uk Export Finance ha già una capacità di prestito di otto miliardi di sterline: coi nuovi fondi a disposizione si arriverà a un totale di 10 miliardi. Il premier Keir Starmer aveva promesso il mese scorso di aumentare la spesa per la difesa britannica al 2,5% del Pil entro il 2027, con l'obiettivo di portarla al 3% nella prossima legislatura. Anche ieri ha ribadito i suoi impegni per il riarmo, parallelamente ai tagli in altri settori pubblici, a fronte della "necessità" di rispondere alla minaccia della Russia di Vladimir Putin.
L'indice della produzione industriale destagionalizzato ha segnato a gennaio un forte rimbalzo, con un aumento congiunturale del 3,2%, che ha più che compensato il marcato calo di dicembre (-2,7%). La fiducia delle imprese è peggiorata in tutti i comparti a eccezione della manifattura., evidenzia l'Istat. Quella dei consumatori, invece, ha mostrato un miglioramento, trainato soprattutto dalle valutazioni sulla situazione economica personale.
A gennaio si è registrata una crescita dell'occupazione, che ha coinvolto gli uomini, le donne e gli individui di tutte le età, ad eccezione dei 35-49enni. Per posizione professionale l'occupazione è salita sia tra i dipendenti sia tra gli autonomi. Per l'intero 2024, a fronte di un incremento più contenuto dei prezzi, si è rilevato un forte aumento delle retribuzioni contrattuali in termini nominali (+3,1%). La crescita è stata più ampia nel settore privato (+4,0%).
A inizio anno, l'inflazione in Italia, seppure in leggero rialzo, è rimasta inferiore a quella media dell'area euro. L'indice armonizzato dei prezzi al consumo ha segnato, sia a gennaio sia a febbraio, un incremento tendenziale del 1,7%.