oceano indiano

Macron a Mayotte: ‘Senza la Francia sareste nella m...'

La frase in risposta alle contestazioni dopo i soccorsi a singhiozzo seguiti all'uragano. Ed esplode la polemica

Emmanuel Macron
(Keystone)
20 dicembre 2024
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Qualcuno assicurava che era diventato più saggio e posato, che aveva chiuso con le battute e le frecciatine a briglia sciolta che avevano segnato i primi anni all'Eliseo. Ma ora ci risiamo. Fischiato e contestato ieri durante la visita di due giorni a Mayotte, l'arcipelago francese dell'Oceano Indiano devastato dall'uragano Chido, Emmanuel Macron ha replicato a un gruppo di oppositori con toni e parole che rischiano di indebolirne ulteriormente la già malconcia immagine. "Se questa non fosse la Francia sareste 10’000 volte in più nella merda!", ha sbottato il presidente nell'acceso botta e risposta con gli autori della contestazione al grido di ‘Macron démission’.

"Avevo gente del Rassemblement National di fronte che insultava la Francia, che diceva che non facevamo nulla per Mayotte", si è difeso in serata il capo dell'Eliseo ai microfoni di Mayotte 1ère e Kwezi Tv. "Proprio perché Mayotte è la Francia, quando la insulti il presidente si arrabbia", ha puntualizzato Macron. Nella sfuriata che impazza sui social il presidente in maniche di camicia invita i suoi detrattori a non aizzare le persone una contro l'altra. "Se opponete le persone - ammonisce con un lessico non prettamente presidenziale - siamo fottuti". E ancora: "Non siete contenti di essere in Francia? Se non fosse la Francia, sareste 10’000 volte in più nella merda! Non esiste un solo posto nell'Oceano Indiano in cui si aiutano tanto le persone" quanto Mayotte, dice ancora Macron nel breve battibecco che ha suscitato polemiche e proteste in parlamento a Parigi. A cominciare dalla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e dal Rassemblement National di Marine Le Pen.

KeystoneDevastazione a Mayotte

Le reazioni

"Messaggio a chi che ritiene che Macron non debba dimettersi: chi immagina tutto questo possibile ancora 30 mesi?", ha protestato il deputato di Lfi Eric Coquerel in riferimento al termine di scadenza del mandato presidenziale, nel 2027; mentre il collega del Rn, Christophe Bentz, ha denunciato il "disprezzo" del capo dell'Eliseo nei confronti "di questi francesi che soffrono per una catastrofe naturale". Come se non bastasse, ai veleni di Mayotte si sono aggiunti quelli suscitati dalle indiscrezioni pubblicate da Le Monde. Secondo il quotidiano, Macron avrebbe usato in privato epiteti non proprio gratificanti nei confronti di neri, arabi e omosessuali. Una notizia seccamente smentita dall'Eliseo, ma che è bastata a suscitare l'ira della gauche a Parigi, con accuse di razzismo, sessismo e omofobia.

I precedenti

Tra le presunte uscite polemiche di Macron, uno scambio avuto nel 2023 con l'allora ministro della Salute Aurélien Rousseau circa le difficoltà del sistema sanitario nazionale. "Il problema dei Pronto Soccorso in questo Paese è che è pieno di Mamadou", avrebbe detto il presidente, prendendo così di mira medici e camici bianchi dalla pelle nera. Altra presunta frase shock, nel 2019, quando avrebbe usato il termine "rabzous" per indicare i francesi di origine maghrebina. "Queste parole razziste del presidente della Repubblica, riprese dal quotidiano Le Monde, sono un insulto alla Repubblica. È una vergogna assoluta. Spero che se ne vada", ha tuonato il coordinatore de La France Insoumise, Manuel Bompard, mentre il comunista Ian Brossat ha puntato il dito contro "dichiarazioni indubbiamente razziste".

Quanto agli omosessuali, il presidente li avrebbe ribattezzati "petits pédés" o "Grande Tarlouzes". Inoltre, sempre secondo Le Monde, all'Eliseo era in uso indicare Palazzo Matignon, sede del primo ministro a Parigi, come "La cage aux folles" ai tempi in cui il titolare era il premier dichiaratamente omosessuale Gabriel Attal. Secca la smentita del palazzo presidenziale: "Sorprende che alcune parole chiaramente riprese da oppositori politici vengano presentate come fatti", ha deplorato una fonte vicina al capo dello Stato. Ma ormai la frittata era fatta