Caschi blu presi ancora di mira: due feriti, uno è grave. Indenni tre berretti blu svizzeri. Anche Biden chiede a Netanyahu di fermare gli attacchi

A nulla sono valsi l’indignazione e i richiami dell’Onu: Israele ha attaccato per la seconda volta in 48 ore postazioni dell’Unifil nel Libano del sud, aprendo il fuoco contro un posto di osservazione del quartier generale di Naqura e ferendo altri due caschi blu, stavolta cingalesi, di cui uno versa in gravi condizioni. A Labbouneh, invece, più a ridosso della Linea Blu al confine tra i due Paesi, è crollato un tratto del muro di demarcazione della base 1-31, presidiata da militari italiani e già colpita dagli spari dei tank dell’Idf il giorno prima. I tre osservatori militari svizzeri sul posto (che fanno parte dei cosiddetti berretti blu, disarmati) sono sani e salvi, ha riferito Daniel Seckler, responsabile delle comunicazioni di Swissint, il centro di competenza dell’esercito svizzero per il promovimento della pace a livello internazionale.
Israele assicura di voler fare luce sugli attacchi alla forza Onu e di aver avviato “un’indagine approfondita al più alto livello”. In base ad “un primo esame” sull’incidente di Naqura, l’esercito israeliano ha riferito di aver “identificato una minaccia a circa 50 metri” dalla postazione Unifil e di aver “risposto con il fuoco verso quella direzione”, colpendola. I due caschi blu del contingente dello Sri Lanka sono quindi stati “inavvertitamente feriti durante i combattimenti con Hezbollah”, che Israele accusa di “usare strutture civili e l’Unifil come scudi”.
“Questi incidenti espongono ancora una volta i nostri caschi blu a rischi molto seri”, ha protestato la missione Onu, decisa tuttavia a non lasciare la sua posizione. Non è solo l’Italia (che con 1’200 militari in Libano schiera il contingente più numeroso) a pretendere “rispetto” e “spiegazioni” da Israele. Sia Parigi che Madrid (presenti nelle fila dell’Unifil con 700 soldati francesi e 680 spagnoli) hanno convocato gli ambasciatori dello Stato ebraico nei loro rispettivi Paesi per formalizzare “la ferma condanna” dell’accaduto e intimare a Israele di cessare gli attacchi ai caschi blu. «È inaccettabile, non deve ripetersi mai più», ha tuonato Emmanuel Macron. «Cessare l’esportazione di armi a Israele è l’unica leva» per mettere fine ai conflitti in Libano e a Gaza, ha ribadito il presidente francese.
Anche Joe Biden ha chiesto a Israele di fermare gli attacchi alle forze Onu. Come il capo del Pentagono Lloyd Austin, che ha invitato in una telefonata il ministro israeliano Yoav Gallant a “garantire la sicurezza dei caschi blu” e “a passare dalle operazioni militari a un percorso diplomatico il prima possibile”.
Dal quartier generale dell’Onu a New York è arrivato l’ordine di spostare 300 degli oltre 10mila caschi blu dell’Unifil, provenienti da 50 nazioni diverse, dagli avamposti più isolati e concentrarli nelle basi maggiori, considerate più sicure e dotate di migliori infrastrutture logistiche. «Al momento» però non ci sono ripensamenti al Palazzo di Vetro su un riposizionamento della forza di pace, ha detto il portavoce dell’Onu Farhan Haq rispondendo alle domande dei giornalisti.