Italia

‘La vittima reagì dopo 20 secondi, non fu stupro’: assolto

Per la Corte di appello di Milano la reazione lievemente tardiva è sufficiente per non dare prova del dissenso della donna

Immagine di archivio
(Ti-Press)
25 giugno 2024
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Venti secondi di non reazione e per questo l'aguzzino non viene, per ben due volte, condannato. Una sentenza che farà discutere quella decisa dalla Corte d'Appello di Milano e che già viene bollata dall'Associazione Differenza Donna come un passo "indietro di 30 anni" nella storia della giurisprudenza.

I giudici hanno assolto anche in secondo grado un ex sindacalista in servizio a Malpensa all'epoca dei fatti. L'uomo era accusato di violenza sessuale nei confronti di una hostess che a lui si era rivolto nel marzo 2018 per una vertenza sindacale. È stata di fatto confermata la sentenza pronunciata dal tribunale di Busto Arsizio (Varese) nel 2022. In primo grado il presidente del collegio Nicoletta Guerrero spiegò, dopo il verdetto di assoluzione, che "la vittima è stata creduta" ma che non era stata raggiunta la prova in dibattimento su quanto denunciato dalla hostess.

La Corte d'Appello di Milano ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura - il Pm di Busto Arsizio all'epoca aveva chiesto due anni - e da Maria Teresa Manente, responsabile dell'ufficio legale dell'associazione Differenza Donna a cui la donna si era rivolta. La seconda assoluzione, così come accaduto in primo grado, ha sollevato l'indignazione di Manente: "Faremo ricorso in Cassazione - ha assicurato - perché questa sentenza ci riporta indietro di 30 anni e rinnega tutta la giurisprudenza di Cassazione che da oltre dieci anni afferma che un atto sessuale, compiuto in maniera repentina, subdola, improvvisa senza accertarsi del consenso della donna è reato di violenza sessuale e come tale va giudicato".

Per i giudici di secondo grado quei 20 secondi di passività sarebbero bastati "a non dare prova del dissenso della hostess". "L' attuale legge italiana, unitamente a una giurisprudenza non specializzata, favorisce la vittimizzazione secondaria delle donne che denunciano e ciò - ha concluso Manente - è inaccettabile".

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