francia

Macron: no a candidati contro liste ‘amiche’ per battere Le Pen

La mossa del presidente: nessuno della maggioranza correrà per sfidare candidati ‘costruttivi’ e filo-Ue

Emmanuel Macron al Bürgenstock
(Keystone)
17 giugno 2024
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È cominciata ufficialmente in Francia la campagna lampo in vista delle elezioni politiche anticipate del 30 giugno e del 7 luglio. Dopo la chiusura delle liste elettorali, ieri sera, la settimana è cominciata a tambur battente con nuovi appelli del mondo del calcio a bloccare l'avanzata delle estreme. A cominciare dal Rassemblement National, il partito di estrema destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella, in pole position nei sondaggi. Mentre continuano polemiche e colpi di scena a ripetizione sul presidente estromesso dei Républicains, Eric Ciotti, oggetto di una terza inchiesta preliminare per appropriazione indebita.

Quanto al campo macroniano in affanno in vista del voto, apre ai candidati ‘costruttivi’ di quei partiti considerati presentabili e filo-Ue, una sorte di desistenza per ricostruire un fronte repubblicano. Intervistato stamattina da radio Rtl, il premier Gabriel Attal, tra i fedelissimi del presidente in crisi, ha fatto sapere che il campo centrista non si schiererà con l'ex presidente socialista, François Hollande, nel suo feudo di Tulle, invitando piuttosto a votare per un candidato della destra repubblicana ritenuto ‘Macron-compatibile’, Francis Dubois.


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Marine Le Pen e Jordan Bardella

Nazionale schierata

Dopo l'appello di Kylian Mbappé, anche il ct della nazionale olimpica della Francia, Thierry Henry, ha esortato i connazionali "a fare blocco contro gli estremi". Il che a suo avviso "significa andare a votare. Quindi andate a votare", ha esortato Henry, intervistato dal ritiro di Clairefontaine. E dicendosi "personalmente contro tutto ciò che divide e per tutto ciò che può unire" Alla vigilia dell'esordio dell'Equipe de France contro l'Austria agli europei, lo stesso capitano dei Bleus, Mbappé, aveva dichiarato di essere "contro gli estremi, contro le idee che dividono". Prima di lui, altri giocatori dei Bleus hanno lanciato simili appelli, come Ousmane Dembelé, Olivier Giroud o Benjamin Pavard. Marcus Thuram ha preso posizione in modo ancora più netto dicendo che oggi "bisogna lottare affinché il Rassemblement National non passi".

Il caso Ciotti

Quanto al presidente estromesso dai Républicains, Eric Ciotti, è indagato per aver utilizzato gratuitamente, in modo fraudolento, autorizzazioni di parcheggio gratuito nei pressi del proprio ufficio, sul porto di Nizza. Otto persone, fra cui il falco repubblicano volato fra le braccia di Le Pen - "patto col diavolo", ha commentato nei giorni scorsi Macron - ne avrebbero beneficiato durante la campagna 2022. Si tratta della terza inchiesta in poco tempo su Ciotti, duramente contestato dai suoi stessi compagni neogollisti per aver aperto a un accordo con l'estrema destra. Un tabù per lo storico partito della destra d'Oltralpe da sempre richiamatosi ai valori della Resistenza del generale De Gaulle.

In una nota diffusa a metà giornata, il deputato delle Alpi-Marittime, ha denunciato una "macchinazione politica evidente". "Non mi sento coinvolto da questo caso. Sono in totale serenità", ha garantito Ciotti, aggiungendo di voler "rassicurare i francesi: nulla mi farà cedere o indietreggiare, nessuno potrà intimidirmi o mettermi la museruola. Sono fatto di cuoio spesso e ho fiducia nella giustizia".


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Eric Ciotti

La strategia dell’Eliseo

Intanto, la maggioranza presidenziale fa sapere che non presenterà candidati in quei collegi in cui ci sono candidati uscenti della destra Républicains, dei socialisti o del gruppo centrista Liot giudicati "costruttivi".

In radio, Attal ha spiegato che ci "sono alcuni collegi, una sessantina, dove sappiamo che i nostri candidati non sono nella migliore posizione per scongiurare la vittoria degli estremi". Ed ha annunciato il sostegno al candidato di destra, Francis Dubois, piuttosto che all'ex presidente Hollande, nel suo feudo di Corrèze. Crepe anche nella sinistra, con la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon che ha scelto di schierare un suo candidato contro una deputata comunista uscente (teoricamente alleata nella coalizione Nouveau Front Populaire) nel quarto collegio di Seine-Saint-Denis.

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