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Scontro in acque contese tra una nave filippina e una cinese

Tensione nel Pacifico, duro scambio di accuse tra Pechino e Manila. E Washington si fa sentire per difendere l’alleato nell’area

Un pescatore filippino mostra la bandiera a una nave militare cinese
(Keystone)
17 giugno 2024
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Nuova collisione fra navi e nuova tensione nel Pacifico, nelle acque contese del Mare cinese meridionale. La guardia costiera di Pechino "ha abbordato, ispezionato e allontanato diverse navi filippine che si erano introdotte illegalmente nelle acque cinesi vicino a Ren'ai Reef", il nome mandarino delle secche di Second Thomas, nelle acque contese. E dopo l'ennesimo scontro fra navi, la Cina ha alzato l'asticella con l'avviso "severo" della minaccia di azioni "ragionevoli, legali, professionali e standardizzate" tali da rendere inutile "qualsiasi forma di violazione o provocazione futura".

Rimpallo sulle responsabilità

Un'altra giornata ad alta tensione tra Pechino e Manila si è conclusa con le inevitabili accuse incrociate sulle responsabilità. La guardia costiera cinese, in una nota, ha attribuito lo scontro "all'intrusione" di una nave da rifornimento filippina "avvicinatasi deliberatamente e pericolosamente" alle sue unità in navigazione nelle acque adiacenti a Second Thomas.

Le secche sono controllate da Manila grazie alla postazione di marines a bordo della Brp Sierra Madre, nave fatta incagliare nel 1999 per rafforzare le pretese sull'area, e si trovano a meno di 200 miglia nautiche dalla sua costa. Manila cita spesso a sostegno delle sue ragioni la sentenza arbitrale internazionale del 2016 che invalidò le pretese storiche sull'area vantate da Pechino.

Confini liquidi

L'esercito di Manila, da parte sua, ha replicato di non voler "dare dignità alle affermazioni ingannevoli e fuorvianti" del Dragone, senza però fornire dettagli sull'incidente. "Il problema principale resta la presenza illegale e le azioni delle navi cinesi all'interno della zona economica esclusiva delle Filippine, che violano la nostra sovranità e i nostri diritti sovrani", hanno aggiunto i militari. Il governo filippino ha accusato le navi cinesi di aver speronato e danneggiato le sue imbarcazioni: "Le navi dell'Esercito popolare di liberazione, della Marina, della guardia costiera e della milizia marittima cinese si sono impegnate in manovre pericolose", ha dichiarato la Task force sul mar delle Filippine occidentale.


Keystone
Due navi della Guardia costiera cinese e filippina

Nel frattempo, Usa, Giappone, Canada e Filippine hanno concluso oggi le manovre militari marittime congiunte di due giorni nella zona economica esclusiva di Manila, secondo la flotta statunitense del Pacifico, mobilitando diverse unità in nome della deterrenza verso Pechino. Che, per tutta risposta, ha reso operativo sabato un regolamento che consente alla sua guardia costiera di trattenere gli stranieri sospettati di sconfinamento per un massimo di 60 giorni, sollevando preoccupazioni nei Paesi vicini. Le controversie territoriali hanno suscitato i timori che le tensioni possano sfociare in un conflitto tra Cina e Usa, alleato filippino di lunga data.

Il ruolo degli Usa

Washington non avanza rivendicazioni territoriali sull'importante via marittima, ma ha chiarito che è obbligata a difendere Manila nel caso le sue forze navali e aeree dovessero subire un attacco armato. "Gli Stati Uniti condannano le manovre aggressive e pericolose della Repubblica popolare vicino alle secche di Ayungin (il nome filippino di Second Thomas, ndr), che hanno causato lesioni personali, danneggiato navi e ostacolato le operazioni marittime legali per fornire cibo, acqua e beni essenziali al personale filippino all'interno dell'esclusivo zona economica. Siamo al fianco dei nostri alleati a favore di un ‘libero e aperto Indo-Pacifico’", ha scritto su X l'ambasciatrice americana a Manila, Mary Kay Carlson.

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