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Sei detenuti dell’Isis sequestrano le guardie e vengono uccisi

Rivolta nel carcere di Rostov. L'episodio tre mesi dopo la strage al Crocus City Hall di Mosca

L’esterno del carcere di Rostov dopo l’accaduto
(Keystone)
16 giugno 2024
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Tre mesi dopo la strage al Crocus City Hall di Mosca, lo spettro del terrorismo islamista torna ad aleggiare sulla Russia. Sei detenuti che si dichiaravano jihadisti dell'Isis, armati di coltelli e asce antincendio, hanno preso in ostaggio due funzionari carcerari in un centro per arrestati in attesa di giudizio nella regione di Rostov, nel Sud del Paese, ma sono stati uccisi in un'operazione delle forze speciali.

Autori originari del Caucaso settentrionale

Il capo della Repubblica dell'Inguscezia, Makhmud-Ali Kalimatov, ha detto che quattro degli autori dell'azione provenivano da questo territorio russo del Caucaso settentrionale, la cui popolazione a maggioranza musulmana è imparentata con quella della Cecenia, dove le truppe di Mosca hanno combattuto due sanguinosissime guerre contro un'insurrezione locale islamista tra gli anni 90 e i primi anni 2000. Un periodo segnato anche da attentati dinamitardi con un bilancio complessivo di centinaia di morti in diverse città russe, tra cui Mosca. Secondo Kalimatov, i quattro erano già stati condannati ciascuno a 18 anni di reclusione per terrorismo. Sugli altri due non sono state fornite informazioni ufficiali.

Erano in attesa di processo

Secondo i media russi, i sequestratori erano in attesa di un altro processo con l'accusa di avere pianificato un attentato nel 2022 contro la Corte suprema di un'altra repubblica caucasica russa, quella di Karachay-Circassia. I prigionieri hanno messo in atto la loro azione nel cortile del centro detenzione numero 1 nella regione di Rostov, alle porte del Caucaso e confinante con l'Ucraina. Secondo l'agenzia Interfax, in cambio del rilascio degli ostaggi i sei chiedevano un'auto per poter lasciare il carcere.


Keystone
L’attentato del Crocus City Hall

La dinamica

Un video circolato sui social media mostra uno di loro con una banda sulla fronte con una scritta in arabo, mentre un altro mostra una bandiera nera dell'Isis. Il rumore di un'intensa sparatoria si può udire in un altro video ripreso fuori dall'edificio, mentre le forze speciali lo prendevano d'assalto. In altre immagini diffuse dal canale Telegram 112 si vedono i sei uomini stesi a terra privi di vita in pozze di sangue. Il Servizio penitenziario federale ha detto che "i criminali sono stati eliminati" e che gli ostaggi sono stati liberati incolumi. Il sedicente Stato islamico Khorasan (Isis-K), denominazione arcaica per la regione che comprende parte dell'Iran, del Turkmenistan e dell'Afghanistan, ha rivendicato l'attacco compiuto da uomini armati alla sala da concerti Crocus City Hall di Mosca nel marzo scorso, che è costato la vita a 144 persone.

Il presidente Vladimir Putin e le altre autorità russe non hanno messo in discussione che gli autori della strage siano estremisti islamici, ma hanno chiamato in causa i servizi segreti ucraini come possibili mandanti. Una ventina di persone sono state arrestata nell'inchiesta, tra cui i quattro presunti esecutori, tutti originari dell'ex repubblica sovietica del Tagikistan, confinante con l'Afghanistan. Il mese successivo alla strage quattro agenti di polizia sono stati uccisi e cinque feriti in due attacchi di uomini armati contro pattuglie in servizio nella Repubblica di Karachay-Circassia.

I legami con i fatti di Mosca

Si stima che circa 4’500 russi, in larga maggioranza originari del Caucaso, abbiano combattuto negli anni scorsi nelle file dell'Isis in Siria e in Iraq. E l'attentato al Crocus, il più sanguinoso in Russia negli ultimi 20 anni, ha fatto riemerge i timori di spaccature in un Paese multietnico e multiconfessionale, dove i musulmani rappresentano circa il 10 per cento della popolazione. In un messaggio di auguri ai musulmani per la festività di Eid al-Adha, Putin ha affermato che le organizzazioni islamiche danno "un significativo contributo nel promuovere l'unità del nostro popolo e nel rendere possibile il dialogo interetnico e interreligioso in Russia". Mentre Kalimatov, il capo della Repubblica di Inguscezia, ha fatto appello ai giovani perché "non soccombano alla propaganda dei gruppi radicali religiosi".

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