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Attaccato un villaggio in Sudan: ‘Oltre 104 morti’

Le forze paramilitari fanno strage nello stato di al-Jazira. In poco più di un anno ci sono state decine di migliaia di vittime

Sudanesi in fuga
(Keystone)
6 giugno 2024
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Un violento attacco contro un villaggio nel centro del Sudan compiuto dalle Forze di supporto rapido, i paramilitari in guerra contro l'esercito di Khartoum, ha provocato la morte di ‘oltre 104 persone’, secondo un comitato di attivisti pro-democrazia. Una strage che avviene in un contesto sempre più drammatico, con le Nazioni Unite che denunciano esodi di massa all'interno del Paese e gravi rischi di carestia per milioni di persone.

Le Forze di Supporto Rapido (Rsf), che combattono contro l'esercito regolare da aprile 2023, hanno attaccato mercoledì il villaggio centrale di Wad al-Noura nello stato di al-Jazira "in due ondate" con artiglieria pesante, ha detto il Comitato di Resistenza Madani, aggiungendo che i miliziani hanno "invaso il villaggio", causando la fuga degli abitanti e uccidendo "oltre 104 persone", aggiungendo di essere in attesa di "un bilancio confermato dei morti e dei feriti". Sui social media, il comitato ha condiviso filmati di quello che hanno detto essere una "fossa comune" nella piazza pubblica, mostrando file di sudari bianchi disposti in un cortile.

Crimini di guerra

In poco più di un anno, la guerra ha ucciso decine di migliaia di persone. Il bilancio complessivo delle vittime della guerra, tuttavia, rimane incerto, con alcune stime che arrivano fino a 150'000, secondo l'inviato speciale degli Stati Uniti per il Sudan Tom Perriello. Le Rsf hanno ripetutamente assediato e attaccato interi villaggi in tutto il Paese, e sono famigerate per i saccheggi a cui si abbandonano, così come per la violenza sessuale ed etnica. In una dichiarazione di mercoledì sera, le Rsf hanno detto di aver attaccato tre campi dell'esercito nell'area di Wad al-Noura, ma di essersi scontrate con il loro nemico "fuori dalla città".

Sia l'esercito che le Rsf sono stati accusati di crimini di guerra, tra cui uccisione di civili, il bombardamento indiscriminato delle aree residenziali e il saccheggio o l'ostruzione alla consegna degli aiuti umanitari. Intanto, l'agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni (Oim) ha avvertito oggi che gli spostamenti interni in Sudan potrebbero "superare i 10 milioni" entro pochi giorni. Dall'inizio della guerra, oltre sette milioni di persone sono fuggite dalle loro case verso altre parti del Sudan, aggiungendosi ai 2,8 milioni già sfollati da conflitti precedenti nel Paese martoriato dalla guerra, che conta 48 milioni di abitanti.

Situazione disastrosa

"La peggiore crisi di sfollamento interno al mondo continua a peggiorare, con la carestia e le malattie che si aggiungono al caos provocato dal conflitto", ha detto l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni in una dichiarazione. In tutto il Sudan, il 70 per cento degli sfollati "sta ora cercando di sopravvivere in luoghi a rischio di carestia", ha aggiunto. Le Nazioni Unite dicono che 18 milioni di persone soffrono di fame acuta, con 3,6 milioni di bambini gravemente malnutriti. Se l'attuale crisi umanitaria continuerà, 2,5 milioni di persone potrebbero morire di fame entro la fine di settembre, secondo stime recenti dell'Istituto Clingendael, un think tank olandese.

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