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28.11.2022 - 21:11
Aggiornamento: 22:02

Guerra: il Papa rilancia il negoziato, ma condanna la Russia

Critiche da Mosca: ‘Questa non è più russofobia, ma una perversione della verità’

Ansa/Ats (Alberto Zanconato), a cura de laRegione
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archivio Keystone

"La posizione della Santa Sede è cercare la pace e cercare una comprensione" tra le parti: Papa Francesco conferma alla rivista ‘America’ dei gesuiti la volontà di lavorare per una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina.

Mosca dapprima dice di "accogliere con favore tale volontà politica". Ma poi, una volta letta la parte dell’intervista in cui il Pontefice parla di crudeltà dei russi, e ancor più di ceceni e buriati, reagisce con veemenza: "Questa non è più russofobia, ma una perversione della verità", tuona la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova.

A rasserenare gli animi non aiuta certo un’altra notizia diffusa dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, secondo la quale due sacerdoti che prestavano servizio nella città di Berdyansk, nel sud-est dell’Ucraina, sono stati arrestati dai russi. Secondo mons. Stepan Meniok, vescovo dell’Esarcato di Donetsk, gli arrestati sono Ivan Levitskyi e Bohdan Heleta, che le truppe di Mosca accusano di "aver preparato un atto terroristico".

Da parte sua, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non mostra ottimismo, e anzi avverte che nei prossimi giorni potrebbero avvenire nuovi bombardamenti missilistici dei "terroristi" russi come quelli che nelle settimane passate hanno lasciato al buio molte città, mentre l’Ucraina deve fare i conti con le prime nevicate e gelate dell’inverno.

Da mesi ormai gli ambienti vaticani fanno capire di essere pronti a svolgere un’opera di mediazione. "Finora non c’è stata una risposta concreta", aveva ammesso ieri il ministro degli Esteri della Santa Sede, Paul Richard Gallagher, confermando quanto detto qualche giorno prima dal segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin.

Ma Gallagher ribadiva anche la proposta di ospitare eventuali colloqui sul suo stesso territorio. E Papa Francesco, nell’intervista ad America, ha confermato che "la diplomazia della Santa Sede si sta muovendo in questa direzione". Qualche risultato, ha aggiunto il Pontefice, è stato ottenuto nello scambio di prigionieri, con la parte russa che ha sempre mostrato "una risposta molto positiva" agli elenchi di militari e civili di cui è stata chiesta la liberazione.

"Sappiamo - ha commentato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov rispondendo a una domanda in proposito - che un certo numero di statisti e Paesi stranieri si dichiarano pronti a fornire il loro aiuto, e naturalmente accogliamo con favore tale volontà politica. Ma nella situazione che abbiamo ora de facto e de jure da parte dell’Ucraina, tali interventi non possono essere richiesti".

Nell‘intervista alla rivista ’America’, papa Francesco afferma che "certamente chi invade è lo Stato russo" e che gli ucraini sono "un popolo martoriato". "Se hai un popolo martoriato - sottolinea il Pontefice - hai qualcuno che lo martirizza. Ho molte informazioni sulla crudeltà delle truppe che entrano. In genere, i più crudeli sono forse quelli che sono della Russia ma non sono della tradizione russa, come i ceceni, i buriati e così via".

"E’ tutto molto chiaro - aggiunge infine il Papa -. A volte cerco di non specificare per non offendere e piuttosto di condannare in generale, anche se è risaputo chi sto condannando. Non è necessario che metta nome e cognome".

"Questa non è più russofobia, è una perversione della verità", ha reagito Maria Zakharova. "Negli anni ’90 e all’inizio del millennio - ha sottolineato la portavoce del ministero degli Esteri in una tavola rotonda ospitata dal Senato - ci dicevano esattamente il contrario, che erano i russi, gli slavi, a torturare i popoli del Caucaso. Adesso ci dicono che i popoli del Caucaso torturano i russi". Laddove i caucasici sono i ceceni e i russi e gli ucraini sono indicati come un unico popolo, almeno dal punto di vista etnico e culturale.

Le parole del Pontefice, del resto, sembrano avere avuto un effetto particolarmente irritante per la dirigenza di Mosca, che, con in testa il presidente Vladimir Putin, tiene a sottolineare l’unità dell’intero popolo russo, da Kaliningrad all’Estremo oriente, al di là delle differenze di etnia e religione. E alle affermazioni di Francesco ha reagito anche il governatore della repubblica asiatica russa della Buriazia, Alexei Tsydenov, che sul suo canale Telegram ha scritto: "Sentire il capo della Chiesa cattolica parlare della crudeltà di specifiche nazionalità, cioè i buriati e i ceceni, è a dir poco strano".

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