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01.10.2022 - 15:42

Burkina Faso, secondo colpo di stato in otto mesi

Il nuovo uomo forte del Paese, nominato presidente dell’Mprs, è ora il capitano Ibrahim Traoré. Frontiere terrestri e aeree chiuse.

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
Esercito al potere

Il Burkina Faso ha subito un secondo colpo di stato in otto mesi: il tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, salito al potere con un golpe alla fine di gennaio, è stato deposto dai militari.

Dopo una giornata segnata da sparatorie nel distretto della presidenza di Ouagadougou, una quindicina di soldati in tuta mimetica, alcuni dei quali a volto coperto, sono apparsi in tv per annunciare la svolta poco prima delle 20 (le 22 in Italia). "Il tenente colonnello Damiba viene rimosso dalla sua carica di presidente del Movimento patriottico per la salvaguardia e la restaurazione", ha scandito un capitano incaricato di fare l’annuncio riferendosi al Mpsr, l’organo di governo della giunta e al suo capo, considerato filo-francese o almeno non critico nei confronti di Parigi.

Il nuovo uomo forte del Paese, nominato presidente dell’Mprs, è ora il capitano Ibrahim Traoré, ha annunciato il militare leggendo tre comunicati dei golpisti che non hanno reso nota la sorte di Damiba ma hanno sottolineato che la Costituzione è "sospesa" e "sciolto" è sia il governo sia "l’Assemblea legislativa di transizione". Nel comunicato "03" si precisa inoltre che le frontiere terrestri e aeree del Paese resteranno chiuse a partire dalla mezzanotte e "fino a nuovo ordine". Nel poverissimo paese dell’Africa occidentale, ex-colonia francese chiamata un tempo Alto Volta, è stata "sospesa" inoltre l’attività di partiti politici e delle organizzazioni non-governative e dalle 21 è in vigore anche un coprifuoco notturno.

Per giustificare l’intervento, i militari hanno sottolineato "il continuo deterioramento della situazione della sicurezza" nel Paese: "Lungi dal liberare i territori occupati, le aree un tempo pacificate sono passate sotto il controllo dei terroristi" islamici, hanno affermato.

Quando era salito al potere il 24 gennaio, anche allora in una dichiarazione letta da uomini armati in televisione, Damiba aveva promesso di fare della sicurezza la sua priorità, in questo paese martoriato per anni da sanguinosi attacchi jihadisti che si sono moltiplicati negli ultimi mesi, soprattutto al Nord. Dal 2015 attacchi di movimenti armati affiliati ai terroristi di Al-Qaeda e dello Stato Islamico, principalmente nel nord e nell’est del Paese, hanno ucciso migliaia di persone e causato circa due milioni di sfollati.

Nella capitale Ouagadougou all’alba e poi nel pomeriggio, si erano uditi spari anche di armi pesanti, diverse arterie della città erano state bloccate per tutta la giornata da militari, in particolare davanti alla sede della televisione nazionale. C’è stata anche una manifestazione di alcune centinaia di persone che inneggiavano alla Russia e inveivano contro la presenza francese nel Sahel.

Il colpo di stato guidato a gennaio da Damiba aveva rovesciato il presidente Roch Marc Christian Kaboré, già impopolare a causa dei crescenti attacchi jihadisti.

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