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12.09.2022 - 15:38
Aggiornamento: 21:35

Segregata in casa per 22 anni dal fratello e dalla cognata

Una donna di 67 anni costretta a vivere in un locale senza riscaldamento né servizi igienici, privata di ogni minima libertà personale

Ansa, a cura di Red.Web
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Una vicenda folle

Ridotta in schiavitù per 22 anni dal fratello e dalla cognata: a scoprirlo i Carabinieri di Bojano, in provincia di Campobasso. Il tutto ha inizio nel 1995 quando la donna, una 67enne del luogo, allora 40enne, rimane vedova e per non vivere il dolore di un lutto in solitudine, accoglie l’invito del fratello che decide di ospitarla e metterle a disposizione quella che era la stanza degli anziani genitori. I primi anni di convivenza trascorrono tranquilli, ma poco dopo, la donna inizia a diventare un peso e viene costretta a spostarsi in una stanza ricavata vicino alla legnaia, priva di riscaldamento e accessibile mediante una scala a chiocciola esterna. Non solo, il locale viene dotato di un sistema di chiusura dall’esterno, che seppure rudimentale – uno spago resistente legato a un chiodo ancorato sul muro – riesce nello scopo di impedire alla donna di uscire in assenza dei coniugi. Per anni la 67enne non ha potuto accedere alle cure mediche, e solo sporadicamente veniva accompagnata da una parrucchiera, dove però era sorvegliata a vista dalla cognata, non è mai più uscita da sola neanche per andare sulla tomba del marito e non le è stato mai concesso di fare due chiacchiere con nessuno.

Si lavava una volta al mese nella vasca del bucato

Qualche mese fa però una segnalazione è arrivata ai Carabinieri che hanno effettuato un sopralluogo nell’abitazione e verificato la drammaticità della vicenda. La donna qualche giorno fa è stata accompagnata in caserma ed è stata sentita dal maresciallo alla presenza di un consulente nominato dalla Procura di Campobasso che segue le indagini a carico dei due coniugi. Rassicurata del fatto che non avrebbe più fatto ritorno in quell’abitazione e messa a suo agio, la donna ha denunciato oltre vent’anni di privazioni e vessazioni psicologiche e fisiche, avendo subito botte e schiaffi da entrambi. Folle il comportamento dei due congiunti che davano la possibilità alla donna di lavarsi nella vasca del bucato una volta al mese, mentre non le era consentito l’utilizzo del bagno. "La ‘resilienza’ della donna – hanno evidenziato i Carabinieri – è stata messa a dura prova negli anni, ma ha vinto la sua capacità di sopportare le gravissime privazioni subite, dalla libertà personale a quella di parola e di autonomia, mostrando un desiderio di vivere e uscire da tale situazione, cercando in ogni occasione di chiedere aiuto, con tentativi rimasti per troppo tempo inascoltati". La donna si trova ora in una struttura protetta dove è stata curata. "È stata molto lucida e precisa nel racconto, nonostante il vissuto", hanno concluso gli inquirenti.

Maltrattamenti fisici e morali

"Il caso in questione è un esempio di diversi tipi di violenza: fisica, per i maltrattamenti e la reclusione della vittima; psicologica, per la disumanizzazione e la costrizione in stato di schiavitù; economica per lo sfruttamento e sicuramente l’appropriazione indebita dei beni della donna". A sostenerlo è la docente di sociologia dell’Università di Perugia, Isabella Corvino, interpellata sulla vicenda dall’Ansa: "Nell’immaginario comune, nonostante sia evidente qualcosa di diverso – ha puntualizzato – la famiglia rimane un ambiente collaborativo in cui il supporto e il mutuo aiuto rimangono il collante fondamentale. Non a caso anche in politica spesso si utilizza il tema per motivi strumentali senza far emergere quanta violenza invece si consumi all’interno delle abitazioni private. Quando i carnefici sono i familiari, proprio in virtù delle narrazioni sulla famiglia appare molto più difficile ribellarsi e denunciare. La donna protagonista di questo caso di cronaca afferma di aver più volte cercato aiuto, anche chi avrebbe dovuto denunciare ha preferito rimanere fuori da una faccenda privata". Secondo la docente "le regole di questo spazio sociale sono spesso diverse da quelle dello spazio pubblico; purtroppo alcuni tipi di vulnerabilità come quella emotiva ed economica possono essere strumentalizzati avviando una spirale di violenza che raggiunti determinati livelli sembra impossibile da disinnescare".

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