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Cina
01.09.2022 - 14:29
Aggiornamento: 19:36

‘Il rapporto dell’Onu è uno strumento politico contro di noi’

Pechino è accusata di detenere più di un milione di Uiguri e di altre minoranze musulmane nello Xinjiang

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

La Cina ha condannato con forza il rapporto dell’Onu sulle presunte violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, definendolo uno "strumento politico" contro Pechino.

"Il cosiddetto rapporto critico è pianificato e inventato in prima persona dagli Stati Uniti e da alcune forze occidentali. È del tutto illegale e non valido", ha tuonato il portavoce del Ministero degli esteri Wang Wenbin nel briefing quotidiano.

"È un miscuglio di disinformazione ed è uno strumento politico utilizzato come parte della strategia occidentale di usare lo Xinjiang per controllare la Cina", ha aggiunto.

Il rapporto, a lungo atteso e sulla cui pubblicazione la Cina ha opposto forti resistenze, è stato diffuso nella notte dall’Ufficio dell’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani, nell’ultimo giorno del mandato dell’Alto Commissario Michelle Bachelet, a conclusione della sua missione fatta nei mesi scorsi nello Xinjiang.

Il rapporto ha formulato diverse accuse, tra cui quelle di tortura, a danno della componente musulmana degli Uiguri, definendole ‘credibili’ e citando possibili crimini contro l’umanità.

Wang ha affermato che l’Ufficio per i diritti umani dell’Onu ha fallito "diventando complice e correo degli Stati Uniti e dell’Occidente contro la stragrande maggioranza dei Paesi in via di sviluppo".

La Cina da anni è accusata di detenere più di un milione di Uiguri e di altre minoranze musulmane nello Xinjiang, ma Pechino ha respinto con veemenza le accuse, insistendo sul fatto che i centri nel mirino fossero solo strutture professionali per la riqualificazione e formazione, progettati per frenare l’estremismo e il radicalismo religioso.

Amnesty, ‘ora Pechino risponda al rapporto Onu su Xinjiang’

"Queste 46 pagine – scrive l’Ong in un comunicato – descrivono la dimensione e la gravità delle violazioni dei diritti umani, che Amnesty International aveva già qualificato come crimini contro l’umanità. Si capisce chiaramente perché il governo cinese abbia esercitato così tante pressioni sulle Nazioni Unite perché le nascondessero", ha commentato Agnes Callamard, segretaria generale dell’organizzazione per i diritti umani.

"L’imperdonabile ritardo con cui questo rapporto è stato diffuso resterà una macchia nella storia delle Nazioni Unite, ma non deve deviare l’attenzione dal suo significato. Esso riflette le denunce di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani sulle torture, sulla violenza sessuale e su quella di genere. Soprattutto, evidenzia che "per la loro dimensione, le detenzioni arbitrarie e discriminatorie degli Uiguri e di altri gruppi prevalentemente musulmani possono costituire (...) crimini contro l’umanità", ha sottolineato Callamard.

"Ora che questo rapporto è finalmente diventato pubblico, chiediamo al Consiglio Onu dei diritti umani d’istituire un meccanismo indipendente internazionale per indagare sui crimini di diritto internazionale e sulle altre gravi violazioni dei diritti umani in corso nello Xinjiang", ha proseguito Callamard, secondo cui "il costante diniego, da parte di Pechino, che vi fosse una crisi dei diritti umani nello Xinjiang è ulteriormente privo di senso ora che vi è un’altra conferma dei crimini contro l’umanità. Chiediamo alle autorità cinesi di rilasciare tutte le persone detenute arbitrariamente nei campi o nelle prigioni, di porre fine alla persecuzione degli Uiguri, dei Kazaki e delle altre minoranze prevalentemente musulmane nello Xinjiang e consentire pieno accesso a osservatori e ispettori indipendenti sui diritti umani", ha concluso Callamard.

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