19.08.2022 - 21:08

La Birmania apre a possibili negoziati con Aung San Suu Kyi

La giunta militare vuole porre fine alla crisi politica della nazione e apre alla ex leader, rovesciata e arrestata l’anno scorso con un colpo di Stato

Ats, a cura di Red.Cultura
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Keystone
La protesta dei sanitari, lo scorso 15 agosto

La giunta militare della Birmania vuole porre fine alla crisi politica che sconvolge la nazione e apre alla ex leader Aung San Suu Kyi, rovesciata e arrestata l’anno scorso con il colpo di Stato che ha innescato il caos nel Paese del Sudest asiatico. "Dopo che i procedimenti giudiziari contro di lei si saranno conclusi ai sensi di legge, prenderemo in considerazione negoziati in base alla sua risposta", ha affermato il capo della giunta, Min Aung Hlaing, in una nota.

La 77enne premio Nobel per la pace è già stata in carcere per 17 anni a causa del suo attivismo politico, ma ora rischia altri anni di prigione se condannata per un’ulteriore serie di accuse cui sta facendo fronte in un tribunale a porte chiuse istituito dalla giunta. I giornalisti sono stati esclusi dal processo, alla difesa è stato vietato di parlare con i media e i militari non hanno dato alcuna indicazione sui tempi previsti per la conclusione delle udienze.

Il capo della giunta ha detto che i procedimenti giudiziari vanno avanti a norma di legge, citando anche il caso della ex presidente sudcoreana Park Geun-hye, "condannata anche secondo la legge" per corruzione nel 2018. Park è stata successivamente graziata e rilasciata.

Fino a quindici anni di carcere

Tra i capi d’imputazione contro Suu Kyi figurano quelli di corruzione, violazione della legge elettorale e violazione della legge sui segreti ufficiali dell’era coloniale, per la quale è accusata insieme all’economista australiano Sean Turnell, anche lui detenuto. Entrambi rischiano fino a 15 anni di carcere se giudicati colpevoli di tale accusa. Ci sono prove sufficienti contro Turnell per una "pesante condanna", ha dichiarato Min Aung Hlaing, ma la giunta potrebbe essere clemente se il governo australiano "agisse positivamente", ha aggiunto senza fornire ulteriori dettagli.

Questa settimana l’inviata speciale dell’Onu, Noeleen Heyzer, ha fatto il suo primo viaggio in Birmania dalla sua nomina dell’anno scorso e ha incontrato Min Aung Hlaing e altri alti ufficiali militari, ma le è stato negato un incontro con Suu Kyi. Le organizzazioni per i diritti umani hanno affermato di essere poco ottimiste sul fatto che la visita possa portare alla conclusione della repressione militare e avviare un dialogo con gli oppositori del golpe. Secondo un gruppo di monitoraggio locale, più di 2’200 persone sono state uccise e oltre 15mila arrestate nel giro di vite dell’esercito dalla sua presa del potere.

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