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29.07.2022 - 18:14
Aggiornamento: 19:50

Giustiziata un’ex sposa bambina in Iran

Obbligata alle nozze a 15 anni, aveva ucciso il marito dopo una serie di violenze. Impiccata con altre due donne. L’allarme delle Ong: boom di esecuzioni

Ansa, a cura di Red.Estero
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Keystone
Donne iraniane in preghiera in una moschea di Teheran

Una terrificante ondata di esecuzioni capitali è in atto in Iran dall’inizio di quest’anno, più di una al giorno, di media, nei primi sei mesi del 2022 e, lungi dall’arrestarsi, ha visto nelle ultime ore finire impiccate tre giovani donne. Tra queste anche Soheila Abad, riconosciuta colpevole di avere ucciso il marito molto più anziano di lei al quale era stata data in moglie quand’era poco più di una bambina contro la sua volontà, e giustiziata in carcere.

Una "macchina della morte statale che mette in atto un abominevole assalto al diritto alla vita", l’ha definita nei giorni scorsi Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord e che sta indignando il mondo. Trentadue esecuzioni sono avvenute nella Repubblica islamica nella sola scorsa settimana, 251 nei primi sei mesi del 2022.

I numeri

Non è difficile prevedere che il totale dell’anno supererà quello del 2021, pari a 314. Senza contare che, secondo Amnesty International e il Centro Abdorrahman Boroumand, un’organizzazione iraniana per i diritti umani, il dato sarebbe sottostimato. Sarebbero ormai triste routine esecuzioni di massa all’interno delle prigioni, ai danni soprattutto di detenuti di etnia beluci: minoranza che rappresenta il 5% della popolazione iraniana ma il 26% tra quelli messi a morte. E, secondo un’altra Ong per i diritti umani, lo scorso anno solo il 16,5% delle esecuzioni è stato reso pubblico. La maggior parte delle esecuzioni del primo semestre del 2022, 146, ha riguardato il reato di omicidio, secondo il censimento delle Ong svolto in base a testimonianze raccolte da prigionieri, familiari di persone messe a morte, difensori dei diritti umani, stampa, organizzazioni per i diritti umani. E le condanne a morte sarebbero state eseguite "al termine di processi gravemente irregolari".

L’indignazione

Inoltre, almeno 86 prigionieri sono stati messi a morte per reati di droga per i quali, secondo il diritto internazionale – osservano ancora le Ong –, non dovrebbe essere inflitta la pena capitale. Ma non sono poche anche le donne giustiziate per impiccagione, la maggior parte per avere ucciso il marito a seguito di reiterate violenze domestiche. A volte denunciate, ma il più delle volte derubricate dai tribunali a "dispute familiari", senza alcun seguito.

"Questa nuova crescita delle esecuzioni, comprese quelle in pubblico, mostra ancora una volta quanto l’Iran non stia al passo col resto del mondo, dove 144 Stati hanno abolito nelle leggi o nella prassi la pena di morte – ricorda Roya Boroumand, direttrice generale del Centro che porta il suo cognome dedicato al padre dissidente –. Chiediamo all’Iran di istituire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni in vista della completa abolizione della pena capitale", ha aggiunto Roya Boroumand. Organizzazione non governativa che, insieme ad Amnesty International, sollecita la comunità internazionale, "inclusi gli Stati dell’Unione europea e l’Ufficio delle Nazioni Unite su droghe e criminalità, a intervenire ai più alti livelli nei confronti delle autorità iraniane in modo che sia posta fine all’uso della pena di morte per i reati di droga", oltre la metà del totale delle esecuzioni.

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