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07.07.2022 - 18:21

Argentina, dieci ergastoli ai torturatori di Campo de Mayo

A quasi 40 anni dalla fine della dittatura, un tribunale federale ha emesso una storica sentenza condannando 19 ex militari ed ex membri della polizia

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

A quasi 40 anni dalla fine della dittatura in Argentina, un tribunale federale di San Martín, in provincia di Buenos Aires, ha emesso una nuova storica sentenza condannando 19 ex militari ed ex membri della polizia dell’epoca a pesanti pene detentive, in un maxi processo denominato "Campo de Mayo" riguardante gravi reati di lesa umanità commessi contro almeno 347 vittime.

Al termine di un faticoso percorso di tre anni, costituito da ben 126 udienze in cui sono stati ascoltati oltre 700 testimoni, i giudici del tribunale argentino hanno inflitto dieci ergastoli ai principali responsabili di un piano sistematico di violazione dei diritti umani, fra cui uno per l’ex generale Santiago Omar Riveros, 98 anni. Altri nove imputati, invece, hanno ricevuto pene fra quattro e 22 anni di prigione.

Solo pochi giorni prima l’alto ufficiale era stato condannato al carcere a vita da un altro tribunale di San Martín che lo ha riconosciuto colpevole di aver coordinato dalla base di "Campo de Mayo", insieme a tre coimputati, i famigerati "voli della morte". In questo modo oppositori del regime argentino, arrestati e torturati, venivano, dopo una sommaria anestesia, fatti salire su aerei e gettati vivi in mare o nel Rio de la Plata.

Giunto al grado di generale di divisione, Riveros fu responsabile della Guarnigione militare Campo de Mayo e, all’inizio della dittatura (1976-1978), assunse il comando della Zona di Difesa IV dell’esercito, che comprendeva la provincia nord della capitale. Per i suoi "meriti", fu anche nominato dal regime ambasciatore in Uruguay (1982-1983).

Dopo il ritorno della democrazia, Riveros è stato ripetutamente condannato a pesanti pene detentive nel corso degli scorsi decenni da differenti giudici chiamati a stabilire il suo coinvolgimento nel fenomeno dei "desaparecidos" che in Argentina, per le Madri di Plaza de Mayo, furono fino a 30’000.

Il 6 dicembre 2000 la II Corte di Assise di Roma, presieduta dal giudice Mario D’Andria, fu il primo tribunale fuori dall’Argentina a infliggere in contumacia all’ex generale Riveros un ergastolo riguardante la scomparsa e la morte di otto italo-argentini. Con lui fu anche condannato Guillermo Suarez Mason, responsabile durante la dittatura del Battaglione di intelligence 601 dell’esercito.

Leggendo il verdetto ieri, il collegio giudicante ha sottolineato che i fatti avvenuti a Campo de Mayo, inoppugnabilmente provati, "sono costitutivi di crimini contro l’umanità e di conseguenza sono imprescrittibili".

Sostenendo la tesi dell’accusa, la pm Gabriela Sosti ha affermato nell’ultima udienza del processo che, all’epoca della dittatura, nella vasta proprietà militare di Campo de Mayo, erano stati istituiti vari centri di detenzione e tortura, come "El Campito", "Los Tordos" e "La Casita". In essi le associazioni di difesa dei diritti umani sostengono che furono internate oltre 6’000 persone, con "un tasso di sopravvivenza inferiore all’1%".

Intervenuto all’udienza finale, il sottosegretario argentino per i Diritti umani e figlio di un "desaparecido", Horacio Pietragalla, ha dichiarato che la sentenza "ripaga molte famiglie che si sono battute affinché questi processi potessero svolgersi".

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