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24.06.2022 - 12:16
Aggiornamento: 18:22
Ats, a cura di Marco Narzisi

Onu: la giornalista Shireen Abu Akleh uccisa da forze israeliane

Questa la conclusione dell’inchiesta delle Nazioni Unite. L’uccisione l’11 maggio scorso durante gli scontri a Jenin (Cisgiordania). Israele nega

L’Onu accusa, Israele respinge. La morte della reporter di al Jazeera Shireen Abu Akleh, uccisa in scontri tra miliziani palestinesi armati ed esercito israeliano lo scorso 11 maggio a Jenin, in Cisgiordania, resta terreno di scontro.

Stavolta ad addossare all’esercito (Idf) la responsabilità dell’assassinio della giornalista palestinese - anche con passaporto Usa - è stato l’Ufficio dei diritti umani dell’Onu a Ginevra, che si è posto sulla stessa linea di indagini precedenti svolte dalla stessa emittente del Qatar, dal New York Times, dalla Cnn e dall’Autorità nazionale palestinese (Anp).

"I colpi che hanno ucciso Abu Akleh e ferito il suo collega Ali Sammoudi - ha detto la portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite, Ravina Shamdasani - provenivano dalle forze di sicurezza israeliane e non dal fuoco indiscriminato di palestinesi armati, come inizialmente affermato dalle autorità israeliane. Non abbiamo trovato alcun riscontro che ci fosse qualsiasi attività di palestinesi armati vicino ai giornalisti". Poi ha denunciato che "è profondamente inquietante" che quelle stesse autorità "non abbiano condotto un’indagine penale. Noi dell’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite abbiamo concluso il nostro monitoraggio indipendente sull’incidente".

Shamdasani ha precisato che le informazioni usate per l’indagine provengono dall’esercito israeliano e dal procuratore generale palestinese. Questi - Akhram al-Khatib - lo scorso 26 maggio sostenne che la reporter era stata "uccisa da un soldato dell’Occupazione mentre stava tentando di fuggire assieme ad altri giornalisti" e che il proiettile era in dotazione ai militari israeliani. "Le forze di Occupazione - denunciò - hanno sparato verso i giornalisti, inclusa Abu Akleh, senza alcun preavviso, puntando direttamente al luogo dove si trovavano". Le stesse forze, proseguì, "avevano una chiara e diretta visione di dove si trovavano i giornalisti a Jenin, e che tutti questi indossavano la pettorina con la dicitura ’Press’".

L’esercito israeliano ha respinto le conclusioni di allora come quelle di oggi. Lo ha fatto ricordando che l’Anp ha sempre rifiutato la richiesta di fornire la pallottola che ha provocato la morte della reporter e la proposta di un’indagine congiunta con gli Usa. "Dov’è la pallottola?", ha chiesto il portavoce militare sottolineando che Shireen Abu Akleh "non è stata colpita in maniera intenzionale da nessun soldato israeliano". Poi ha provato a ribadire che "ancora non è possibile determinare se sia stata uccisa da miliziani palestinesi che sparavano indiscriminatamente o inavvertitamente da un soldato israeliano".

"Il rifiuto palestinese di consegnare il proiettile e di condurre indagini congiunte con gli Usa - ha concluso - la dice lunga sui motivi". Anche il ministro della Difesa Benny Gantz ha cercato di rispedire al mittente le accuse avanzate dall’Onu: "Possiamo scoprire la verità solo conducendo un’indagine balistica e forense e non attraverso indagini infondate come quella pubblicata dall’Alto Commissario Onu per i diritti umani. Faccio di nuovo appello all’Anp - ha insistito Gantz - di consegnare ad Israele il proiettile che ha colpito la reporter. Questo è quello che va fatto per scoprire la verità".

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