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Conte e Di Maio ai tempi del governo Conte (Keystone)
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19.06.2022 - 22:12
Ansa, a cura de laRegione

Spaccatura M5S-Di Maio: rischio espulsione per il ministro

Si cerca una mediazione per evitare la rottura, ma le distanze crescono. Ultimo caso la fornitura di armi all’Ucraina

E processo sia. I vertici del Movimento Cinque Stelle aprono il dossier su Luigi Di Maio e lo mettono sotto accusa. Ma soprattutto minacciano l’espulsione. A 48 ore dalla risoluzione parlamentare sulle armi in Ucraina che potrebbe far vacillare il governo, il Movimento tira dritto e convoca un Consiglio nazionale in serata. Al ministro degli Esteri l’organo di vertice contesta le ultime dichiarazioni fatte ‘senza confronto interno’ (sulla debacle elettorale e la leadership di Giuseppe Conte) e ‘in contrapposizione’ con la posizione sulla guerra.

Volano gli stracci

Ma il quasi imputato non ci sta. E alza la voce: dai dirigenti 5S si sarebbe aspettato ‘un‘autocritica’ - osserva in una nota - e invece subisce ‘odio e livore’. Un atteggiamento ’poco maturo’ rispetto a chi guida la Farnesina in questo momento - ammonisce - ‘mettendo così in difficoltà il governo’ in Europa. Tace Conte, ma il segnale è chiaro: anche se l’ex capo politico non sarà espulso - perché è tecnicamente difficile o per l’iter molto lungo - politicamente il muro è alzato. Specie dai falchi del Movimento. E ora toccherà al presidente tentare una mediazione in extremis.

L‘aria è decisamente pesante e la conferma è nell’accelerazione delle ultime ore affidata al Consiglio dei 14. Tanti i componenti, collegati molto probabilmente su Zoom: dal presidente Conte ai suoi vice, fino ai capigruppo parlamentari e al ministro Patuanelli nel ruolo di capo delegazione e perfino un rappresentante degli eletti all’estero. In discussione, oltre al caso Di Maio, c’è la linea da tenere sulla risoluzione con cui alcuni 5S vorrebbero far passare il ‘no’ a ulteriori armi a Kiev. Pena, la tenuta del governo, che in realtà pochissimi vogliono sacrificare. Su questo Di Maio insiste: ’L’Italia non può permettersi di prendere posizioni contrarie ai valori euro-atlantici’. Il ministro parla all‘Europa perché il Movimento intenda. E lo dice esplicitamente: ’Vengo accusato dai dirigenti della mia forza politica di essere atlantista ed europeista. Io lo rivendico con orgoglio’.

Le scintille con Conte

Ma anche l’ex capo politico sa bene che il pomo della discordia non è l’atlantismo. E probabilmente il Consiglio lo chiarirà in serata, mettendolo per iscritto. È più difficile, invece, che si superino le ruggini e la diffidenza fra i due leader su cui pesa il nodo del doppio mandato che divide gli schieramenti e crea e sfalda le alleanze. Dunque, il terremoto è alle porte nel Movimento, che 15 anni fa travolse la politica italiana nel Vaffa day bolognese. E non solo perché potrebbe colpire uno dei suoi leader storici, protagonista di una parabola cominciata a Montecitorio passata a Palazzo Chigi nel ruolo di vicepremier e ora alla Farnesina.

La cacciata di Di Maio avrebbe riflessi anche fuori dal Movimento e penalizzerebbe ad esempio l‘esperimento del campo largo lanciato dal Pd. Internamente lascerebbe sotto shock parlamentari e iscritti. Di espulsioni negli anni se ne contano decine nella creatura di Grillo & Casaleggio, ma stavolta il bersaglio è un ministro. E di peso. Perciò non si esclude che ci siano stati contatti fra Di Maio e il premier Draghi. Del resto non è un mistero che l‘azione del titolare della Farnesina sia ritenuta ‘eccellente’. E in ogni caso una sfiducia del M5s - oppure un addio volontario - non metterebbe assolutamente in discussione il suo ruolo, anche perché nell’esecutivo ministri tecnici non mancano. Eppure, a pesare è proprio il pulpito ministeriale da cui sono venute le bordate anti Conte. Quindi - è l’argomentazione dei ’contiani’- non si può far finta di niente. ’È pretestuoso dire che la nostra forza politica può costituire un problema per la sicurezza nazionale’, accusa la vicepresidente Alessandra Todde che bolla come ’gravissimo’ l’approccio di Di Maio.

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