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Keystone
14.04.2022 - 12:09
Aggiornamento: 14:56
a cura di Marco Narzisi

Google chiude i rubinetti a chi giustifica la guerra in Ucraina

Bloccata la monetizzazione su contenuti che, ad esempio, insinuano che l’Ucraina stia commettendo un genocidio o attaccando i suoi stessi cittadini

Tempi duri per i titolari dei tanti siti web, più o meno amatoriali, che han finora ottenuto discreti ricavi sfruttando i "click" su articoli che, spesso con titoli accattivanti, fanno da megafono alla propaganda dei media russi, in genere infarciti di banner pubblicitari.

Dal 23 marzo Google ha deciso di mettere in pausa la monetizzazione dei contenuti "finalizzati a sfruttare, ignorare o giustificare la guerra". Il blocco riguarda il sistema di pubblicità Google Adsense, che permette ai titolari di un sito web di installare su di esso dei banner pubblicitari che, se cliccati o visualizzati, generano degli introiti che crescono al crescere delle visite al sito.

Google ricorda di aver già applicato questa misura alle notizie riguardanti la guerra in Ucraina nel caso esse violassero le regole preesistenti, ad esempio contenuti di incitamento alla violenza o di negazione di eventi tragici. Dall’inizio della guerra, inoltre, era già stata messa in pausa la pubblicazione degli annunci dei media finanziati da Mosca, degli inserzionisti con sede in Russia o destinati agli utenti che si trovano nel Paese, e la creazione di nuovi account in Russia.

Le nuove restrizioni colpiscono invece, più o meno esplicitamente, i contenuti tesi a negare le responsabilità russe nella guerra e che attribuiscono la causa di essa all’Ucraina. A titolo di esempio, Google cita "dichiarazioni secondo cui le vittime sono responsabili della propria tragedia o affermazioni simili di condanna delle vittime, ad esempio dichiarazioni secondo cui l’Ucraina sta commettendo un genocidio o sta attaccando deliberatamente i suoi stessi cittadini". Tutti i banner su contenuti di questo tipo, dunque, non genereranno alcun introito fino a nuovo avviso.

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