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Biden a picco nei sondaggi: ‘Fiero del mio primo anno’

Il gradimento è perfino peggiore di quello di Trump. Ma lui rilancia: ‘L’America è di nuovo in moto’

Joe Biden alla Casa Bianca (Keystone)
19 gennaio 2022
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“Un anno dopo, l’America è di nuovo in moto”: tempestato di domande in un’affollatissima conferenza stampa nell’east Room alla vigilia del suo primo anno alla Casa Bianca, Joe Biden cerca di rilanciare la sua presidenza, segnata negli ultimi sei mesi da una serie di debacle e da un crollo nei sondaggi, che lo danno ora intorno al 40%, peggio di Donald Trump dopo il primo giro di boa. Un tonfo condiviso con la sua sempre più evanescente vice Kamala Harris, che in questi primi 12 mesi non è riuscita a stagliarsi come sua possibile erede.

Il bicchiere mezzo pieno

Per questo Biden ha cercato di esaltare con orgoglio il bicchiere mezzo pieno, mettendo in fila tutti i successi della sua amministrazione e dispensando ottimismo sui problemi irrisolti. Ecco quindi i "progressi storici" nell’economia che un anno fa “era sull’orlo del collasso” e che ora può vantare un tasso di disoccupazione del 3,9% (contro il 6,4%) e il record di 6,4 milioni di nuovi posti di lavoro (contro la perdita di 9,4 milioni). O la svolta nella pandemia, con il 74% degli adulti completamente vaccinati (contro l’1% un anno fa) e il 95% delle scuole aperte (contro il 46%).

Tra i successi vantati anche il piano di aiuti anti Covid da 1.900 miliardi e quello sulle infrastrutture da 1.250 miliardi. E, sul piano internazionale, il rilancio della leadership americana, delle alleanze, della difesa dei diritti umani, fronteggiando autocrati e tiranni. Ma quando si era insediato, tra le ferite ancora aperte dell’assalto al Congresso, Biden aveva fatto promesse più ambiziose, compresa quella di unire e pacificare l’America dopo il tumultuoso caos della presidenza Trump.


Biden in bicicletta, gradimento in discesa (Keystone)

Il suo staff aveva suggerito addirittura paragoni con il New Deal di Roosevelt e con la Great Society di Johnson. Ora invece si trova a fare i conti con le frustrazioni e le delusioni di un Paese ancora più diviso di prima, in parte per colpa di un predecessore deciso a restare sulla scena continuando a cavalcare le false accuse di brogli elettorali. Il declino è cominciato in estate. Il primo errore è stato promettere che il 4 luglio sarebbe stata la festa dell’indipendenza dal virus: poi sono arrivate le varianti Delta e Omicron, che hanno ripiombato il Paese nell’emergenza con dati record. E nei giorni scorsi la Corte suprema ha cancellato l’obbligo di vaccino nelle grandi aziende.

La figuraccia in Afghanistan

Ora Biden scommette su test domestici e mascherine gratis, ma non basta. In agosto c’è stato il flop sull’arena internazionale, dove il commander in chief aveva garantito che “America is back”: il caotico ritiro dell’Afghanistan, seguito dalla crisi dei sommergibili con la Francia. Tutti i principali dossier di politica estera restano aperti senza prospettive all’orizzonte: il pericoloso braccio di ferro con la Russia sull’Ucraina, la nuova guerra fredda con la Cina, lo stallo dei negoziati sul nucleare con l’Iran, la ripresa dei lanci missilistici della Corea del Nord. La ripresa economica invece è avvelenata dalle strozzature della catena di fornitura, dal caro benzina e da un’inflazione al 7%, al massimo dopo 40 anni.

L’ultimo smacco

L’ultimo smacco sono due senatori democratici che, a causa dell’esigua maggioranza del partito nella Camera alta, bloccano il resto dell’agenda del presidente: il piano da 1.900 miliardi per welfare, educazione e clima, le leggi elettorali a tutela del voto, ma anche le restrizioni sulle armi, la riforma della polizia e quella dell’immigrazione, tornata a livelli record al confine col Messico. Il presidente è stato eletto per quattro anni, non per uno, mette le mani avanti la Casa Bianca. Ma Biden ha poco più di un mese per cambiare la rotta e lanciare un reset: sino al discorso sullo stato dell’Unione del primo marzo davanti al Congresso. Poi sarà troppo tardi per evitare una disfatta alle elezioni di Midterm di novembre, dove i repubblicani - già in vantaggio nelle preferenze di voto - potrebbero conquistare entrambi i rami del parlamento trasformandolo in un’anatra zoppa.

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